Riflessioni

2008-10-30

Certe volte hai bisogno di riflettere.
Di fermarti, di annusare l’aria. Di dedicarti del tempo. Di poter disdire degli impegni, di poter dilatare le ore e i minuti, di rimanere sola, di ascoltare il silenzio, e annullare i suoni.
E ci vuole, questo sì, la musica giusta… Ognuno ha la sua, e chi ascolta la musica si divide in due categorie, come direbbe Clint in “il buono, il brutto e il cattivo”: quelli che la musica se la godono, e quelli che fanno le classifiche.
Se vi dico Abba, qualcuno storce il naso… E perchè? Che male c’è se per me gli Abba sono quelli giusti in questo momento? E se vi dico Simply Red? E Paolo Conte?
Ognuno ha i suoi ricordi, lega la sua musica alle sue cose, agli amori, ai momenti… A volte sogno di avere una radio, e poter parlare attraverso il mistero. Adoravo Jack Folla, ve lo ricordate?
Che poi, Jack Folla era tutto inventato, ma non è quello il punto. Se anche io fossi inventata, se davanti a questa tastiera ci fosse una donna qualunque, che lavora in un ufficio, o meglio ancora un uomo, o un ragazzino, o un pensionato… Che differenza fa? Quei pochi minuti che passi qui, leggi, ascolti, chiudi gli occhi… Quei pochi minuti sono tutto quello che conta.
Per me è diverso, io uso questo blog per sfogarmi, per confrontarmi, nascondendomi nell’oscurità di Internet. Ma a volte divento lettrice, ascoltatrice, amica. E’ bellissimo.

Questa sera sono in vena di riflessioni, come avete capito. Così, di getto, senza troppo pensare alla forma e allo stile. Ho un maglione a collo alto, e lo tengo fin sopra il naso. Spuntano i miei occhi, e i capelli rimbalzano leggeri al vento. Davanti, la notte di Madrid, seduta su una panchina di un posto un po’ speciale.
Rifletto.
Guardo i passanti, e li osservo. Mi sento viva. E sento che qualcosa di bello deve accadere per ognuno di noi. Prima, o poi.
Baci.

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La facciata e il cortile

2008-10-28

Era qualche tempo fa, non ricordo nemmeno esattamente se fosse marzo o aprile.
Avevo conosciuto un avvocato in un bar, mi aveva offerto un aperitivo… E aveva iniziato subdolamente a provarci. Mi aveva raccontato di sè, del suo lavoro, del suo studio lì vicino, della sua carriera. Dei tempi moderni, della aridità dei rapporti tra le persone, e altre amenità che ascoltavo di malavoglia.
Fin qui, niente di male. Se un uomo mi ritiene attraente, e se ha voglia di me, può provarci. Poi sta a me decidere se.

Era tardi, saranno state quasi le otto di sera: mi invita a cena.
Replico che non ceno con gli sconosciuti… E che probabilmente lui non stava cercando qualcosa da mangiare.
Si ferma per un momento, e riflette. Capisco di averlo preso di sprovvista.
“Certe cose sono ancora più divertenti di una cena.”, riprende.
“Le cose più belle non sono mai gratuite… Tutto ha un prezzo.”
L’uomo si fa serio, e poi abbozza un finto sorriso.
“Dipende dal prezzo”
“Solo orale, duecento”, sussurro a bassa voce.
“Pagamento anticipato”.
Finisce di bere il suo aperitivo, e mi prende per il braccio.
Lo seguo, e in pochi minuti mi ritrovo nel suo studio. Un bello studio, non c’è che dire.
Apre un cassetto, e tira fuori due biglietti verdi da cento euro. Li prendo.

Ero incazzata, quella sera.
Lo faccio accomodare sulla poltrona, comincio ad avvicinarmi, ad accarezzarlo, e riprendo a parlare.
“Quante sciocchezze mi hai raccontato, prima? Volevi solo portarmi a letto”.
“E infatti ci sono riuscito”.
“Ci sei riuscito solo perchè hai i soldi per farlo… E perchè hai trovato una donna che adora il sesso solo da prostituta”.
Questa cosa, in realtà, non è vera. Ma quando lavoro cerco di dare al cliente quello che vuole. Vuole divertimento, vuole eccitazione, vuole immaginarsi che questa donna attraente, giovane, ben vestita, sia lì non tanto per i soldi, ma perchè non può resistere, e deve prostrarsi e fargli un pompino.
Abbiamo tutti bisogno di autostima, e gli avvocati non sono da meno. Ricordo di un mio caro amico, che andava a letto con decine di ragazze diverse ogni anno. Faceva il PR in una discoteca, le conosceva, faceva loro capire che con lui si andava sul sicuro… E loro, cadevano quasi tutte come pere cotte.
In effetti, è difficile per una donna che desideri solo una avventura, se un certo ragazzo è adatto per quel genere di cose. A volte insistono, ti richiamano, ti assillano. A volte si immaginano chissà quale amore. A volte vedono in te quello che cercano, non quello che sei davvero.
Che strano, il sesso. Tante cose importanti della vita ruotano intorno al sesso. Vediamo le persone diversamente, a seconda se ce le vogliamo portare a letto o meno.
Io ho passato un periodo in cui avevo voglia di fare sesso con chiunque. E’ durato qualche mese. Ero priva di autostima, mi sentivo tristissima, ed essere scopata da uomini diversi mi faceva sentire bella. Gnocca. Arrapante. Al tempo stesso, però, mi consumavo, mi inaridivo.

Tornando all’avvocato, quella sera ero così incazzata che me lo “scopai” con tanta violenza, sempre e solo sesso orale, ma con una insolita ferocia, con parole cattive, con insulti, con movimenti bruschi.
Gli uomini sono strani, quando si tratta di sesso: alcuni si spaventano, di fronte alle emozioni troppo forti; altri si eccitano all’inverosimile.
Vedere una donna, china di fronte a te, che sembra avere una fame selvaggia per il tuo uccello, è un qualcosa che non ti capita spesso. Se sei fortunato, la tua compagna o moglie ti trascina, ti coinvolge, ti fa piacere il sesso insieme. Se invece sei come tanti, ti ritrovi un partner che possibilmente adori come persona, ma che non è la cosa più bella che tu abbia sperimentato a letto.
Ecco, questo è un grande dilemma. Se fai sesso con diverse persone, una di loro sarà la migliore. Quanto è difficile trovare un fidanzato, o marito, che raggiunga quel livello? Già è difficile trovare una persona con cui ci sia una grande intesa. Figuriamoci anche il resto.
E’ pur vero che secondo me la qualità del sesso in una coppia dipende dall’intesa della coppia stessa; tuttavia ci sono persone che non “amano” il sesso, e non fanno nulla per migliorarsi.
Oggi voglio dare un consiglio a voi, che mi leggete: se avete un partner, parlateci. Cercate di capire se gli piace il sesso con voi. Fatelo in maniera sottile, dolce. Oppure, sperimentate qualcosa di diverso, e cercate di interpretare la sua reazione.
E’ importante. La sua collega di ufficio, che magari non scopa da qualche mese, se riesce a portarlo nel magazzino gli fa vedere i numeri da circo. Voi, a casa, con la vestaglia, no.
Sto estremizzando, ma è per farmi capire meglio.

Ma poi, chi sono io per dare consigli di sesso?
Il punto non è: quanto sesso hai fatto. Il punto è: che cosa osservi.
Io sono una grande osservatrice. Quando lavoro, osservo sempre. Se oggi avessi un fidanzato, sarei in grado di farlo godere come nessuna altra ragazza, pur mantenendo la mia dignità. Il motivo è semplice: ho incontrato centinaia di uomini, e ho imparato a soddisfarli bene.
Soddisfarli, e capirli, è fondamentale per evitare i rischi di questo mestiere. Bisogna essere determinate, bisogna mostrarsi sicure di sè, e al tempo stesso, quando si è in ginocchio di fronte a lui, bisogna mostrarsi sottomesse, deboli, affamate di cazzo a più non posso. Questa è la formula che funziona, nel mio lavoro.

Questo lavoro, per quanto insolito, a volte squallido, spesso rischioso, ha un grande lato positivo: ti permettere di capire tante cose delle persone.
Voglio esagerare: qualche mia amica ne trarrebbe grandi benefici, se lo praticasse per qualche settimana. Perdonatemi, è una affermazione così bestiale, così cattiva… Ma io lo dico col cuore: ci sono mie amiche che si fanno mille problemi, problemi che ai miei occhi di “esperta”, passatemi il termine, sono banalità. Vorrei spiegare, vorrei fare esempi… Ma un conto è sentirlo dalla bocca di qualcuna, un conto è viverlo.
La prostituzione come terapia. Si, sto esagerando… Nel senso che, difficilmente qualcuno potrà darmi ragione.
Non è poi vero, in fondo, che qualche volta ci concediamo a qualcuno semplicemente perchè vogliamo essere scopate? Se non ci sono i soldi di mezzo, fa tanta differenza con quello che sto dicendo?
L’unica vera differenza semmai è che io, quando lavoro, accetto il mio cliente anche se non mi va. Soprattutto, quando non mi va.

Fatto sta, che abbiamo tutti una facciata da mostrare, e un cortile in cui coltiviamo le nostre cose: le paure, i desideri, i sogni, i preconcetti. Quando sarebbe bello, qualche volta, invertire i ruoli e vedere l’effetto che fa.

Ho un po’ di confusione in testa, e mi sta tornando una voglia incredibile di fumare, qui a Madrid. Stacco, voglio uscire. E spero di non comprare sigarette. Devo resistere.
Baci.

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La fama, e l’anonimato

2008-10-28

E se fossi famosa?
Se lo chiedono in tanti. I maschi vorrebbero fare gli attori, i cantanti, i calciatori. Le femmine, le attrici, le cantanti, le modelle. Oddio, non voglio banalizzare. Ci sono tanti altri sogni, e tante altre sfumature.
Però non negatemi che molti di noi, prima o poi, sognano di essere famosi.

Mi vengono in mente un paio di esempi di “blogstar”, persone qualunque che hanno raggiunto la loro fama grazie ad Internet. Ne leggevo nel blog di Lafra giusto ieri, a proposito di Julia Allison. Non ho letto tutto l’articolo, perchè va oltre il semplice concetto che mi ronza in mente.
E se fossi famosa?

Ho spesso desiderato essere famosa. Sognavo di essere una modella famosa. Sognavo di essere una attrice, di vestire abiti bellissimi, e amare uomini splendidi. Sognavo di diventare una scrittrice di successo, e col successo dare un senso alla mia vita.
Pensavo: quando sarò famosa, sarò io a scegliere gli uomini, e saranno loro a fare la fila per me. Non avrò problemi economici. Tutti mi vorranno bene.
Certo, ero adolescente, e molto più ingenua e sciocca di adesso.

Oggi vivo nell’anonimato. Ho amici sparsi in giro per l’Europa, e nessuno di loro conosce la mia vera vita. Vendo sesso. Non è squallido, per me, come fatto in sè. E’ squallido il resto, il fatto che sia necessario nascondersi, che si corrano rischi, che non si venga accettati da nessuno, nè amici, nè amori.
Il mondo di oggi non ha spazio per quelle come me. Le usa, le getta, ma non le accetta. Ci sono eccezioni, ci sono luoghi e persone che riescono a guardarti come un essere umano, ma sono rari, e non sempre è facile trovarli. Chueca è il quartiere gay di Madrid, e le persone che vivono lì hanno una grande tolleranza verso tutto quello che riguarda il sesso. Sesso omosessuale, sesso a pagamento, sesso strano, sesso selvaggio.
Ma non è questa la soluzione. Non riesco a ritagliarmi una vita in un angolo del mondo, e andarne fiera al di fuori di esso. Mi sento sbagliata. So di non esserlo, ma la società, le persone, mi portano a sentirmi così.
Questo blog è un grande strumento, una liberazione. Riesco ad espormi, senza espormi, riesco a raccogliere commenti, impressioni, apprezzamenti, e purtroppo anche insulti, potendomi però difendere con la barriera dell’anonimato.
E sogno, sogno di essere famosa, lontana da tutto questo. Ma poi mi rendo conto che la fama è una brutta bestia. Se fossi famosa, o ricca, o entrambe le cose, potrei sempre temere che le persone che mi stanno accanto non apprezzano me medesima, ma soltanto quello che rappresento, o quello che ho in tasca, o la bellezza che mi porto dietro. E quando i rapporti si approfondiscono, amicizia o amore che sia, viene fuori la verità. E la verità può essere molto diversa dall’apparenza.
Se oggi incontrassi, che so, Brad Pitt, e lo facessi innamorare di me, mi sentirei la donna più bella del mondo. Poi, nel frequentarlo, scoprirei il vero Brad Pitt, e lo renderei un essere umano qualsiasi. E lì sta il problema. Dopo essere vissuta in un mondo ideale, televisivo, sconnesso dalla realtà, mi accorgerei finalmente della persona al mio fianco. E allora, a cosa serve essere famosi? Serve forse a illudersi? A sognare troppo? E’ possibile, forse, non svegliarsi mai?

Credo che esistano persone straordinarie. Persone che di fronte alla sofferenza, alla morte, reagiscono con grande dignità. Persone VERE. E queste persone non le trovi in televisione… Le incontri nella vita. Nascoste, umili, grandiose.
Non voglio essere famosa. Voglio la verità. Voglio vedere con occhi nuovi. Con occhi sinceri.
E un giorno, vorrei che tutto questo finisse, e che la mia vita possa splendere al sole, senza nuvole intorno, senza barriere.

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Solitudine

2008-10-28

La solitudine, che è sempre su di te…
La solitudine, che non ti abbandona mai…
Così cantava Califano, e non a torto.

Sono quasi le quattro di mattina, e stasera ho lavorato doppio. Un albergo vicino Calle de Alcalà, prima un cliente verso le undici di sera, poi un cliente alle una di mattina. E poi a casa.

Quello che molti non sanno, è che gli alberghi coprono i “momenti morti” con clienti… Particolari, come i miei.
Lo fanno tutti, chi più, chi meno. E’ un modo semplice per riempire le camere durante la settimana, dato che i turisti viaggiano preferibilmente durante i weekend.
Ci sono mille situazioni diverse: l’albergo che è in contatto con un “procacciatore” di clienti, o il portiere che ha il suo giro di clienti di alto livello (anche locali), oppure un accordo con i tassisti, e così via. La fantasia in questo caso non ha limiti.

Che strano. Tutto il mondo sembra girare intorno al sesso. Sesso. Questa cosa così importante, così squallida, così tenera, così estrema.
Oggi io ho un valore: riesco a vendere il mio sesso (a modo mio, tra l’altro), guadagnando molto di più di quanto potrei con un lavoro normale. Anche se, chiaro, i rischi non sono pochi.
Mi è successo, qualche volta, di essere minacciata, strattonata, spaventata; rare volte, di essere picchiata. Una volta solo, di essere stuprata.

Lo stupro è un’altra di quelle terribili cose che uccidono una donna. Uccidono la sua capacità di amare. Uccidono la sua fiducia nell’altra metà del cielo.

Io ho l’abitudine di portare con me un dispositivo, comprato in Canada, per spruzzare una specie di pepe negli occhi del malcapitato: così feci, quella volta, e questo aggeggio da pochi dollari mi ha salvato “la vita”, se così vogliamo dire.

Sono stanchissima. Ho tante cose per la testa, e vorrei scriverle… Ma non ce la faccio. Sto cadendo in tranche. Buonanotte.

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Madrid

2008-10-20

Adoro Madrid.
Ho la grandissima, incredibile fortuna di parlare bene inglese, e spagnolo.
Parlo di fortuna, e non di merito, perchè ad essere onesta non è stata una scelta mia, ma mi sono trovata in mezzo a situazioni, e stimoli, che mi hanno portato ad impararle.
Una mia zia (non proprio zia, ma una parente che chiamo zia) mi ha “tenuto” per qualche mese, quando ero adoloscente… E questa zia aveva origini spagnole, e insegnava inglese. Che culo, due piccioni con una fava :)

Tutto questo mi viene in mente in un momento non proprio tipico: sto lavorando.
Conosco bene Madrid, e cerco di rimanerci qualche settimana ogni anno, soprattutto in questo periodo pre-natalizio. La Navidad, come la chiamano loro. Tra poco arriveranno le luci, e i madrilegni inizieranno a comprare, a sorridere ancora di più, immersi in un turbine consumistico che ancora si aggrappa ad un passato povero, poi di sussistenza, poi di prosperità, ma spesso ricco di speranza e di abbracci, di amicizia e di prospettive.
Mi sento strana, questa volta. Non è la prima volta che lavoro qui a Madrid, ma è la prima volta che lo faccio riuscendo a pensare a tutt’altro.
Lui è un uomo sui quaranta anni, bruttino, basso, ma con un membro piuttosto grande, e bello.
L’ho incontrato in un albergo, è tedesco, è qui per lavoro, e aveva soldi in abbondanza per divertirsi. Se non fosse per i rischi correlati, gli alberghi sarebbero perfetti per lavorare: i viaggiatori hanno quasi sempre i soldi per pagarti, e la voglia di passare una serata diversa.
Siamo in camera sua, lui è in piedi, io in ginocchio di fronte a lui. Ogni tanto mi guardo allo specchio, che è vicinissimo al mio viso. E’ da quasi mezz’ora che siamo qui, l’ho dapprima spogliato lentamente, poi massaggiato, poi glielo ho preso in bocca e ho continuato a leccare, succhiare, muovere, a ritmi diversi, e mugolando di piacere come spesso piace agli uomini.
Sembra padrone di sè, sembra sapere esattamente come controllare la sua eiaculazione, la sua eccitazione. Per tutto il tempo il suo membro è rimasto turgido, eretto, maestoso, e dopo i primi minuti ho dimenticato il forte odore di sudore e ammonio che lo accompagnava. Quando “esegui” una fellatio (come sono delicata, oggi, con le parole), salivi molto, e quella saliva uniforma i sapori in breve tempo. Passata la prima reazione di disgusto che si ha quando si “esegue” l’operazione su un membro maschile puzzolente, poi l’odore e il sapore spariscono, per essere quasi subito sostituiti da una strana, quasi piacevole, sensazione di bagnato e appiccicoso.
Quando ho uno specchio a disposizione, cerco di giocare molto con la saliva, creando con la lingua, le labbra e la pelle dei sottili fili appiccicosi che poi mi trascino addosso, faccio colare sul mio corpo, e riprendo in bocca per impastarli di nuovo. Tra me e me lo chiamo “fare la ragnatela”, e agli uomini fa impazzire.
Quando sento di avere molto liquido in bocca, un misto tra la mia saliva e il lubrificante che il membro maschile secerne quando è eccitato, mi ereggo sulle ginocchia, con la bocca sopra al membro, guardo il mio cliente a labbra serrate, e poi apro la bocca e faccio colare questo impasto sul suo membro, per poi riprenderlo in bocca simulando una grande eccitazione e voglia di succhiarlo.
Spesso non riesco a ripetere questo gioco due volte con la stessa persona, perchè li faccio venire prima. E’ una cosa che funziona alla grande quando i clienti sono due, o tre, e scambi i loro liquidi da un membro all’altro. Li fa impazzire, si sentono padroni, si sentono potenti, soprattutto perchè li illudi di avere una grande necessità dei loro membri e dei loro liquidi. Lo stesso vale per l’eiaculazione: un uomo gode di più quando ha l’impressione che la donna desideri succhiare, bere, ingoiare tutto il suo liquido, e allo stesso tempo esserne inondata.
Il trucco è non farli venire subito, ma titubare, temporeggiare per almeno qualche minuto, perchè poi la quantità di liquido eiaculato aumenta considerevolmente, unito forse al liquido lubrificante.

Persa in queste considerazioni, torno al presente, dove il mio cliente tedesco non ha resistito, e mi ha schizzato addosso: i miei capezzoli e i miei seni sono cosparsi di caldo liquido semi trasparente, e il suo enorme membro si sta lentamente abbassando. Prendo dei fazzoletti, lasciati a lato, mi ripulisco velocemente, mentre lui si reca al bagno, e mi rivesto.
Dopo qualche minuto sono già fuori, con i miei soldi in tasca, e un’altro cliente sulla lista.

Torno a casa allungando il giro, adoro passeggiare per Madrid di notte. Guardo le vetrine, ascolto le persone, osservo, annuso. E penso.
Quando sono in una città straniera, penso. Quando sono a Madrid, che pure non considero straniera, penso in maniera diversa. Forse mi sento più serena. Forse, più forte.
Ho deciso, rimarrò qui per qualche giorno. Mia zia non c’è, ma alloggio nel suo appartamento, il che è comodo perchè limita le spese.
Leggerò qualche libro, rivedrò qualche amico. Studierò un po’, forse, non so bene cosa.
Mi sento bene. Cammino eretta. Venire qui mi ha fatto bene.

Baci, a presto.

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Tristezza

2008-10-17

Si, sono triste… Ma mica è facile, risolvere.
Dice bene qualcuno di voi: dovrei cambiare lavoro, fare qualcosa che mi dia soddisfazione, che mi permetta una vita sociale normale, una vita sentimentale. Ma il problema è proprio questo, di noi umani: che a volte ci troviamo in situazioni scomode, che non ci piacciono, ma non riusciamo a venirne fuori, non riusciamo a trovare lo stimolo giusto.
Ci vuole la scossa, ci vuole. Come mi diceva una amica islandese, che commentava la crisi economica del suo paese, definendola non grave, ma allo stesso tempo “uno shock necessario”.
Chissà perchè, finchè non ci arriva questo cavolo di shock, non ci svegliamo mai.

E intanto la nostra tristezza scava, gli anni passano, l’inerzia si avvinghia alle nostre caviglie, ci impedisce di scappare, di cambiare, di rinnovarci.
Quante volte è capitato anche a voi? E quante volte, in questi momenti, ci guardiamo allo specchio e riusciamo a vedere soltanto la pallida copia di quella persona che conoscevamo, che amavamo.
E ci chiediamo: chi mai potrebbe amarmi? Chi mai potrebbe volermi bene? Cosa ho, di bello, di speciale, di generoso? Forse c’è… Ma ben nascosto.

Ho bevuto soltanto un bicchiere di rosso, ma mi sento quasi ubriaca dalle orecchie in su… Sento barriere disintegrarsi, il tempo dilatarsi, i ricordi venire e andare di nuovo… E il mondo intero che mi guarda.
Sono questi momenti che a volte chiamo “scosse”, ma stasera manca l’elettricità, manca la forza, l’energia. Non è una scossa. E’ un tremore, che scuote la mia spina dorsale, e mi fa raffreddare immersa nella paura.

Domani andrà meglio. Entro nel letto, coperte scaldate da una bottiglia bollente, spengo la luce, e dormo.

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Onesta, e un po’ di storia

2008-10-16

Voglio essere onesta, e raccontarvi un po’ di storia.

Perchè onesta? Perchè credo che da una che si nasconde dietro un blog, che non svela la sua identità, che fa la misteriosa, che non si sa nemmeno se è vera o se è tutta una finzione… Beh, almeno aspettarsi un po’ di onestà, no?
E allora vi dico tutto. Pane al pane e vino al vino.

Ho aperto un blog per caso, un paio d’anni fa. Ho studiato informatica, in un periodo della mia vita, e questa malsana idea mi era venuta perchè me la cavavo benaccio coi computer. Ho poi scoperto che c’entra poco l’informatica, intesa come scienza, con il saper usare un PC… E tuttavia, un po’ per osmosi, un po’ per gravità, un po’ per magnetismo, qualcosa mi è entrato in testa. Complice un amico, che è poi lo stesso che mi ha rifatto questo blog, iniziai questa avventura.
Inaspettatamente le persone mi leggevano, commentavano, linkavano. Non l’avrei mai detto.
Per un attimo mi era balenato in mente il dubbio di poter anche essere interessante.
Mi sbagliavo.

Quell’amico di cui sopra, un giorno, mi disse chiaro e tondo: non sei tu ad essere interessante… E’ la fica che vende sempre. Aveva, ed ha, ragione.
Sarebbe curioso fare un tentativo: togliere tutti i riferimenti sessuali, e lasciare il (poco) resto. Quei pochi lettori che ci sono oggi sparirebbero. Ne rimarrebbero forse due o tre, speranzosi di veder riaffiorare un po’ di pelo, prima o poi.

Non temete: non accadrà, il motivo è semplice: mi piace scrivere, e questo è quello che mi piace scrivere qui. Mi piace avere un diario segreto, che tutti conoscono, ma che nessuno associa a me. Mi piace scriverci i miei pensieri, i miei dubbi, le mie idiozie, e le mie notti professionali. Le cose che non direi a nessuno al mondo.

Veniamo all’onestà: non è solo questo, ormai. Mi sono messa in testa che posso avere un blog, scriverlo bene, e piacere a chi mi legge. Voglio mantenere l’anonimato, ma al tempo stesso ho un grande desiderio di potermi esprimere con gli strumenti giusti, e potermi infilare, bagnare, fondere con la vera essenza di internet, che forse non è solo l’essere online, ma è anche il dialogo che si instaura tra la me virtuale, e il pubblico che legge. E quando ti leggono le persone ti senti importante. Ti senti apprezzata, ti senti capita, ti senti meno sbagliata del solito. Forse bloggare potrebbe essere una cura per depressi, chissà.

Non so se mi sono montata un po’ la testa: credo che i blogger professionisti, i veri blogger, siano persone preparate, che faticano, che sudano, che studiano. Non ci si improvvisa blogger, e non credo funzioni la scorciatoia del sesso per accaparrarsi lettori… Una cosa l’ho capita, di internet: le bugie hanno le gambe corte. Il fumo, senza arrosto, sparisce in fretta, e la gente poi scappa.
Ho deciso quindi di dirvi tutto qui, con onestà. Scrivo qui perchè mi piace, scrivo perchè spero di poter avere un pubblico, scrivo perchè mi piace quando questo pubblico reagisce, commenta, linka, insulta, adora. Scrivo perchè questo pubblico cresca. Scrivo, perchè spero che prima o poi CAPISCA.
Questa sensazione è incredibile… E forse è incredibile specialmente per me, che altrimenti non avrei mai modo di condividere certe mie cose con delle persone VERE, nel mondo vero.

Non so cosa ne verrà fuori. Forse tra qualche mese, o qualche giorno, mi stufo di nuovo. O forse tra dieci anni avrò milioni di lettori che leggeranno ogni giorno le mie peripezie… Ammesso che il mio lavoro sarà sempre quello.

E poi, diciamocela tutta: cosa c’è di male nella prostituzione? E’ per questo che io non mi considero una prostituta, non nel senso che intendete voi.
Sarà che, a forza di serate e serate a succhiare cazzi, e scusate il termine, non mi scandalizzo più per la cosa in sè, e riesco a guardarla per quello che è: una prestazione professionale. Di alto, medio, basso livello, non sta a me dirlo… Ma a quanto pare ci sono persone, in giro, disposte a pagare per me, e pagare qualcosa che mi permette di vivere.
Vediamo la prostituzione come qualcosa di schifoso, ma in realtà non lo è, non per partito preso. La prostituzione è illegale… E perchè? Quale è il motivo? Lo sapete, voi? Sapete dare una spiegazione ragionevole? Ne dubito… Ma non perchè siete stupidi: semmai, perchè certe cose le si danno per scontate, e quando ci si trova davanti una lavagna bianca, e zero regole, ci stupiamo del perchè certe cose abbiano sempre funzionato in un certo modo.
In Sudan, la prostituzione riceve la pena di morte. In Ungheria, le prostitute sono lavoratrici in regola, con tanto di sindacato. In Giappone, “darla via” per soldi è reato, ma fare un pompino per soldi è perfettamente legale. In Svezia è legale vendere sesso, ma è illegale comprarlo.
Non vi viene in mente nulla? Non notate le differenze che stridono? Il modo in cui vediamo, e giudichiamo, la prostituzione, è figlio del nostro tempo, della nostra cultura, delle nostre abitudini, e cambia nel tempo con una rapidità incredibile. Quelli che vengono chiamati “usi e costumi”, non sono una cosa definita e stabile, ma anzi fumosa e in continua evoluzione.
Oggi, purtroppo o per fortuna, in Italia la prostituzione è vista come un lavoro umile, svilente, rischioso, ma al tempo stesso i clienti della prostituzione non ricevono particolari condanne sociali. Le donne sono puttane, certo, ma gli uomini invece sono dei gran trombatori.
E’ un discorso lungo, e forse in questo momento è bene lasciarlo freddare. Ne riparleremo in futuro. Ora vado a letto.
Buonanotte.

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La bellezza è fuori, e dentro

2008-10-14

Nella mia vita ho fatto molte cose, ed una di queste è la modella.
E’ facile, per una ragazza carina e piacente, lasciarsi tentare dal mestiere di modella. Vieni pagata meglio di una cameriera, e ti vengono regalati vestiti costosissimi. Vieni invitata ai “party” esclusivi, e conosci quelle persone che, in teoria, rappresentano il sogno di tutte quelle modelle giovani e desiderose di farsi strada: i ricconi, i nobili, gli imprenditori, i “figli di”.

Quella esperienza è durata poco, e in grossa parte per causa mia: non riuscivo a sfondare. Non avevo la camminata giusta. Non riuscivo a dimagrire quanto sarebbe stato necessario… Anche perchè la ritenevo una stronzata. Sono perfettamente in forma, sono tonica, e non vedo motivi validi per perdere dieci chili e sembrare uno scheletro. E’ una vecchia storia… Ma ancora esistono persone, ragazze, che ci cascano. Mi dispiace molto per loro… Ma è stupido.

Mi viene da ridere a pensare a quella specie di “entourage” che gira intorno al mondo della moda.
Di solito ci sono due o tre uomini, quasi sempre omosessuali, che governano un gruppo di modelle, e questi uomini hanno a loro volta rapporti di affari con altri due o tre uomini, di solito eterosessuali.
Questi ultimi si portano a letto le modelle con una certa frequenza, oppure le usano come biglietto da visita per “fare i fighi”, e diventare delle persone “interessanti da conoscere”. E’ così che ti presentano ai calciatori, ai presentatori, agli imprenditori… O almeno, è così che funzionava a Milano.
In quel breve periodo della mia vita avevo deciso di fare solo la modella, sembrava una svolta… Ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea.

Era una sera di novembre, mi sembra. Avevamo finito una sfilata di scarso successo. Ci portano in un locale milanese, di cui ometto il nome.
Eravamo una dozzina di ragazze, in compagnia di una ventina di uomini. I tipi che descrivevo sopra.
Ero stufa di fare la modella. Non mi ci vedevo. Non vedevo nessun futuro di fronte a me.
L’occasione me la dette uno di quei “figli di”. Fa il gentile. Fa il fico. Fa il tosto. Porsche qui. Capri là.

Alla fine decido di metterlo alla prova. Lo tiro in un discorso sulle donne, e sulla prostituzione. Parliamo di come deve sentirsi una donna, lui fa l’accomodante, poi chiedo se ha mai pagato una donna. E lui mi dice di no.
Non gli credo, ma lo stuzzico. Quanto pagheresti, chiedo? Lui prova a dire che una donna veramente bella non ha prezzo. E io insisto. E lui alla fine capisce, mi fa aspettare qualche momento. Parla con un amico… Forse per chiedergli dei soldi in prestito. Torna da me in un minuto, mentre finisco di bere un drink.
Mi guardo intorno: il locale è come tanti, musica alta che ti impedisce di parlare, tutti vestiti da fichi come se i soldi piovessero dal cielo, cocktail costosi e cibo di merda. Luci psichedeliche. Cubiste impossibili.

Diciamo che si chiama Luca. Mi prende per il braccio, e mi dice di venire con lui. Non mi muovo. Gli dico che non ha risposto alla mia domanda. Abbassa lo sguardo, si guarda indietro, poi si rivolge a me. Prende qualcosa nella tasca, e me lo mette in mano. Soldi. Li guardo, lentamente provo a contarli. Ma si, direi che sono abbastanza. Mi prende di nuovo il braccio, e stavolta mi faccio guidare da lui.

Entriamo in uno dei locali dei bagni. Luci basse anche qui. Due tipi si voltano, ma la presenza di una ragazza non li disturba. Si chinano entrambi sui lavandini, e continuano a lavarsi le mani. Un terzo è di spalle, sta pisciando, e tiene una sigaretta accesa tra l’indice e il medio della destra. Ha i pantaloni a vita bassa, e si scorgono delle mutande di Armani. Mi piacciono le mutande di Armani, non so perchè.

Luca mi spinge in un bagno, chiude la porta. Comincia a baciarmi e a toccarmi, ma provvedo subito a raddrizzare la situazione. Lo faccio calmare, gli sussurro qualche frase eccitante, e gli dico che in qualche momento mi chinerò di fronte a lui, e glielo prenderò in bocca. Poi glielo succhierò fino a farlo venire.
Le mie parole lo eccitano, ma è pronto ad obbedire ai miei comandi come un cucciolotto. Lo coccolo per qualche minuto, giocando coi bottoni della sua camicia, slacciandoli uno ad uno, e accarezzandolo vicino al “pacco”, senza mai toccarglielo. Chiedo se sa essere paziente. Mi risponde che non vede l’ora di scoparmi.
E’ carico, ma voglio tirarlo ancora un altro po’. Gli chiedo se pensa di avere un bel culo, e lo tranquillizzo stringendogli una natica con forza, simulando eccitazione. Le natiche sono uno dei punti erogeni degli uomini… Forse perchè non sono abituati ad essere toccati. Chissà.

Gli tiro giù i pantaloni, e gioco con i suoi boxer grigi scuri, tastandolo intorno alla vita. Sono ancora in piedi, mi avvicino con le labbra al suo viso, sospiro in affanno, e mi calo in ginocchio. In contrasto con la lentezza dei primi minuti, compio dei gesti brutali e violenti, tirandogli giù i boxer e prendendogli poi il cazzo in bocca, cominciando a succhiarlo e leccarlo con veemenza.
Sembra già impazzire, ma io rallento di nuovo, e comincio a carezzargli le palle. Parlo, eccitata. Che bel cazzo, è grande, chissà quante donne hai fatto felici. Lui annuisce, ovviamente. In realtà, non ha una gran dotazione, è nella media. E in realtà non sono eccitata, affatto.
Ma so benissimo che molti uomini hanno bisogno di questo tipo di rassicurazioni.

Per un attimo, penso che sto lavorando, e che questo è uno dei lavori più… strani, del mondo. Per non dire altro. Non riesco ad eccitarmi. Non riesco a farmelo piacere, non ora. A volte è successo… Ma non così.

Riprendo a succhiarlo, massaggiandogli per bene le palle, e stringendogli le natiche ogni tanto. Mi prende per la coda dei capelli, e mi spinge verso di lui, con delicatezza. Lo lecco per diversi minuti, avanti e indietro, aiutandomi con una mano attorno alle mie labbra e al suo membro.
Per un po’ perde di tono, sembra quasi afflosciarsi… Non sono io, evidentemente sta pensando a qualcosa che lo preoccupa. Lo faccio tornare durissimo in fretta, stimolandolo con parole zozze e sguardi eccitati, seguiti da movimenti più violenti, e leccandolo in maniera ancora più rumorosa. Qualsiasi cosa fosse… Non è più nei suoi pensieri, per ora.

Sta ansimando. Ha la testa tirata indietro, lo sguardo verso il soffitto, occhi probabilmente chiusi. Vienimi in bocca, gli dico. Mi accontenta in pochi secondi, e mentre continuo a muovermi e accarezzargli i testicoli, sento il liquido caldo che mi inonda la bocca. E’ veloce, e dura poco.
Mi preoccupo di continuare ancora per qualche momento, dandogli il tempo di riprendersi dall’orgasmo. Glielo rimetto nei boxer, lo aiuto a tirare su i pantaloni, e gli dico che ora è meglio che io esca subito, e lui dopo qualche minuto. E’ d’accordo.
Esco dal bagno, attraverso il locale, ed esco del tutto. Decido di incamminarmi verso casa. La zona non è pericolosa, ci sono molte persone in giro, e il tragitto è breve.

Mi rendo conto dell’errore soltanto in quel momento.

Lui sa chi sono, sa per chi lavoro. Può trovarmi di nuovo. Può chiedermi di nuovo di fare una cosa del genere per lui. E io non voglio “legami”, non voglio essere rintracciabile. Ho avuto paura, in passato, perchè qualcuno poteva risalire a me. Non so bene perchè, ma voglio evitarlo a tutti i costi.
Ed è in quella occasione, infatti, che decisi di chiudere con la carriera di modella. Me ne andai pochi giorni dopo, non prima ovviamente di essere ricontattata da Luca che mi cercava “con un suo amico”. Ho preso tempo, e me ne sono andata.

Quella serata, tuttavia, mi ha convinto di una cosa: mai lasciare tracce. Mai.

Radiofreccia

2008-10-12

Stasera no, non avevo voglia di lavorare. Mi sentivo malinconica. Avevo bisogno di qualcosa del mio passato.
Ho cazzeggiato tra i miei dvd, e ho capito che avevo bisogno di una cosa ben precisa. Radiofreccia.
Un film di Ligabue, di dieci anni fa, con uno sconosciuto Stefano Accorsi, che da lì in poi è andato quasi peggiorando.
Ne avevo bisogno, perchè è uno di quei film che ti apre dentro, e che ti fa guardare le cose da dentro un bar di Correggio, o da dietro un maggiolino, o tra due fuochi di auto in mezzo ad un campo.
Adoro Guccini, che nel film è un barista con la battuta sempre pronta… Come quello vero, di Guccini.
Nel film si parla di libertà, di sogni, della classe operaia, della droga.
Questo film, poi, mi ricorda una parte importante della mia vita, disordinata, priva di punti di riferimento.
Avevo preso una deriva strana… Non necessariamente negativa, o pericolosa. Strana.
Quella deriva che prendi quando non sai bene chi sei, quando ti fai delle domande, quando non hai un equilibrio interno ed esterno.
Radiofreccia, il film, mi ha aiutato molto. Ho ascoltato la canzone Radiofreccia per centinaia di volte. Bravo, Luciano.

Buonanotte a tutti.

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Ma chi sono?

2008-10-11

Me lo chiedo spesso. Chi sono?
A volte penso che siamo quello che gli altri vedono in noi. E se non hai altri che ti guardano? Se sei sola?
Sto ascoltando una splendida canzone. E’ notte fonda, e mi sono rinchiusa al calduccio nel mio mini micro appartamento.
A quasi trenta anni non è facile darsi delle risposte coerenti. Penso che la mia vita sia stata, finora, un mezzo fiasco. Mezzo. Certe cose sono andate dritte, via. Quasi quasi non potrei nemmeno lamentarmi.
Ho avuto una infanzia strana. Una adolescenza precoce. Una vita adulta terremotata. Negli ultimi anni, sola, ho vagato da una città all’altra. In cerca di cosa, poi?
E capace soltanto di fare bene una cosa. Si, lo sapete. Quella cosa lì.
Scende una lacrima.
Uovo o gallina?
Ero sola, e ho scelto questa strada che mi fa sentire ancora più sola.
Oppure, ho scelto questa strada che mi fa sentire tanto sola, e quindi sono diventata, e mi sento, sola.
Uovo, o gallina?
E che cambia, poi?
Ho un giornale sul tavolo. Crisi finanziaria dappertutto. Per mia fortuna, non mi sono mai sognata di investire denaro. Quel poco che ho da parte me lo tengo stretto in banca. Nessuno lo tocchi. E speriamo che la banca non fallisca.
E’ tutto pazzo, questo mondo. Questa crisi economica ha rovinato migliaia di persone. E’ in giorni come questi che mi interrogo dapprima sulla società in cui vivo. Poi, sulle persone. Poi, su me stessa.
Il buio fuori, e la luce di una lampada che illumina i tasti, sono le cose più adatte a tenermi compagnia. E’ così che vedo il mondo. Buio, fuori. Una piccola luce dentro, che fuori quasi non si vede.
Ecco chi sono. Bel cazzo di lavoro.

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