Uno al giorno
Mi sento gnocca, stasera.
Funziona così, per noi donne: trucco, vestiti, creme, cremine, lampade, palestra, e chi più ne ha più ne metta. Io mi sento fortunata: riesco (credo) ad essere bella senza troppi sforzi. Direi, piacente.
E’ quasi mezzanotte, e la situazione in cui mi trovo non è proprio comune. Sto succhiando un pezzo di carne, pieno di sangue, attaccato ad un altro pezzo di carne che eventualmente dovrebbe anche avere un cervello, lassù. Sono in ginocchio, occhi aperti, sguardo voglioso. Falso, è chiaro. Ma tanto lui non lo capisce. Ha altro a cui pensare, altro a cui abbandonarsi in questo momento.
Quando faccio queste cose mi capita di pensare. Avete presente il nuoto? Ecco, ti trovi in una vasca, con altre trenta, quaranta persone, ma mentre nuoti sei isolata da tutto il resto, e la mente se ne va altrove. Ti senti isolata, sì, ma non necessariamente sola.
Pensi. Pensi alle cose più insolite, più strane. Facevo nuoto, da ragazzina, per due anni, tre forse. Mi piaceva. Tonificava. Mi dava tempo per pensare.
E ora mi trovo qui, in questo bagno di un locale notturno, in una non precisata città italiana. In realtà, in questo PRECISO momento, sono davanti al PC, e ho la smania di scrivere, di mettere su “carta” quello che ho appena vissuto. Mi è tornata la voglia di scrivere.
Avevo un blog, una volta. Aperto per caso, grazie al mio amico del cuore, che ora mi ha aperto quest’altro blog. Qualcosa ci capisco, in verità, di queste cose, ma come dice lui, se non ti senti esperta ti poni dei limiti mentali, che ti frenano sempre. Quanto è vero, e non solo per il blog, o la tecnologia, o internet. Per tutto.
Con la destra sto muovendo il suo cazzo, avanti e indietro, e intorno a se stesso: è il movimento ideale, quello che stimola di più. E’ come sbattere il tubetto del ketchup, e allo stesso tempo dare gas ad un motorino. Avanti e indietro, e ruotare.
Poi, ad ogni spinta, lavoro con la lingua, e lo accolgo bene bene in bocca. La sinistra, invece, si concentra sui testicoli, e lo sfintere anale (che, se non lo sai, è quel buco dietro alle palle). Da quando ho scoperto Wikipedia, qualche tempo fa, mi diverto a cercare le cose, e proprio ora scopro che ogni essere umano ha almeno quaranta, dico quaranta, sfinteri.
Mi sento padrona del blog, stavolta. Non come mesi fa, quando scrivere per me era una fatica, e ogni tanto il mio amico mi mandava una email correggendomi. Ora so cos’è un feed, so cos’è un trackback, metto i link in grassetto per evidenziarli, e così via. E’ facile, tutto sommato. Quando padroneggi qualcosa, ti senti meglio, smetti di concentrarti sullo strumento, e inizi a lavorare sodo al contenuto. Certo, ci ho messo del tempo, ma imparo in fretta, e ho pazienza. Forse sarei stata una brava informatica. Chissà.
Si chiama Fabio, così dice almeno, e avrà forse quaranta anni. L’ho incontrato in albergo, dove fortunatamente càpita spesso di incontrare gente con i soldi in tasca. L’adescamento è stato facile: basta essere donna, sola, e bere un drink. A frotte, vengono. A greggi, a sciami, a stormi. Mi viene anche in mente che c’era un motivo, una volta, per cui avevo smesso di frequentare gli alberghi: i portieri, i baristi, il personale… Sanno benissimo cosa fai. Se ne accorgono in un minuto. Non è facile eluderli, trarli in inganno.
Per mia scelta, non lavoro mai nello stesso posto due volte. Adoro il mio anonimato, non fosse altro perchè è la mia unica difesa contro tante cose.
Stasera sembra che io ci sia riuscita. Non vesto mai in maniera troppo evidente. Non mi atteggio. Faccio la timida, e basta.
Fabio sta ansimando, pesante, e con la mano mi spinge la testa verso il suo ventre. Ma no, siamo oneste: verso il suo uccello. Grandicello, per la verità: siamo intorno ai venti centimetri, il che è sopra la media. Non lo so quanto sia, questa sospirata media italiana: so solo che quando supera i quindici centimetri non ci si può lamentare troppo, e quando supera i venti, beh, niente male.
Fabio ha un bel fisico, devo ammetterlo, con i pantaloni tirati giù si vedono delle belle gambe, dei bei addominali, quasi senza grasso. Ha tanto pelo, ma grazie a Dio lo cura bene, il che è raro. Molti uomini si perdono nei dettagli: vi piace tanto che ve lo succhiamo, ma non vi chiedete mai cosa si provi a succhiare un pezzo di carne pelosa, e ritrovarsi i vostri peli schifosi a nuotare nella saliva, tra i denti. Fa schifo.
Questo Fabio si mantiene pulito e in ordine: pelo abbondante, ma cortissimo, sopra al pene, e palle rasate, un po’ ispide, ma rasate. Chiaro, non è necessario rasarsi ogni giorno: bastano due volte al mese, e già il pompino diventa tutta un’altra cosa. E poi non puzza. Di solito i cazzi degli uomini puzzano, per vari motivi: pisciate, e invece di pulirvi la punta con un po’ di carta inumidita, lo rimettete dentro in tutta fretta. Oppure non vi fate il bidet tutti i giorni. Oppure indossate mutande portate anche ieri, e forse anche ieri l’altro. In breve, puzzate quasi sempre: e il puzzo fa schifo. Un cazzo pulito non è così male, da succhiare. Un cazzo peloso e puzzolente… Fa schifo. Fabio ha fatto i compiti. Bravo.
Toh, lo voglio premiare: glielo tolgo dalla bocca per un momento, tenendoglielo ben verticale, e continuando a masturbarlo con la mano destra, poi mi avvinghio sulle sue palle, leccandole e bagnandole, poi succhiandole. Allo stesso tempo, con l’indice della sinistra comincio ad entrare nel buco, massaggiandolo, dandogli tempo di abituarsi.
Sa di non poter urlare, ma è come se stesse ululando di piacere. Sento i suoi “siii”, lenti, rauchi, profondi, distanti, completi. Sto facendo un bel lavoro, non c’è che dire.
Mi dice qualcosa, qualcosa come “sta arrivando”. E’ chiaro, non c’è molto tempo per mettere un profilattico, e non ho voglia di sporcarmi il vestito. Lo guardo stringendo e abbassando gli occhi, dicendogli “voglio ingoiarlo tutto”, e poi gli riprendo l’uccello in bocca, aumentando il ritmo della masturbazione, e dei colpi di lingua. Mugolo, ansimo, mi agito tutta.
Cede in pochi secondi, inondandomi il palato. Le mie labbra, dolcemente serrate intorno al suo cazzo, impediscono la fuoriuscita del suo sperma. Continuo il movimento, e sopprimo l’istinto di vomito che arriva sempre quando qualche schizzo si dirige dritto in gola. Basta un minimo di concentrazione, e tutto fila liscio. Mentre continua a rigurgitare il suo latte caldo nella mia bocca, emetto qualche altro eccitante mugolìo, per chiudere in bellezza. Nella sua mente da maschio non ha dubbi: ho sempre desiderato il suo cazzo, da quando sono venuta al mondo. Povero imbecille.
La schizzata dura a lungo, a più riprese. Forse undici, forse dodici, in quantità. Ingoio, per tre volte. In fondo è sperma, non è mica veleno. Ci vorrà semmai un po’ di disinfettante orale più tardi, giusto per essere sicure.
Quando sembra aver finito rallento i movimenti, lo coccolo ancora per qualche secondo, e poi estraggo il suo animale stremato dalla mia bocca, ripulendolo per bene. Lo guardo: ha il sorriso da ebete di chi si crede di aver appena compiuto chissà quale titanica impresa. E come no.
Mi alzo, e lo avviso di stare fermo lì. E’ proprio in questi momenti che ti obbediscono, docili docili, come cagnolini. Ne approfitto per uscire. Con passo lento, ma sicuro, attraverso la hall, esco, e mi incammino verso il parcheggio dove ho lasciato la mia auto. Anche stasera ho fatto il mio lavoro.
Lo so, è strano chiamarlo lavoro. E’ strano non invocare subito la parola P. Lo so. Forse avete ragione. O forse sono solo punti di vista.
Torno a casa, un piccolo appartamento in affitto, che mi costa poco. Accogliente, minimale. Ha pure un garage al piano terra. Mi spoglio, mi pulisco, mi strucco, ripongo i vestiti. E mi collego al PC, e scrivo tutto questo.
Ho capito una cosa: scrivere mi aiuta. Sono sola, sono intelligente, la mia vita è un casino, ho pochi amici, e solo due di loro sanno del mio “mestiere”. Ho paura. Ma non ho voglia di arrendermi.
Mi piace, scrivere: scrivere è il mio modo di esprimere cose che altrimenti rimarrebbero a marcire dentro di me. Come se a marcire non ci fossero già abbastanza cose, in questo corpicino qui.
Buonanotte.
mamma mia che descrizione proprio bella e profonda. ma chi sei, in che città vivi? secondo me scrivi molto bene sarebbe bello incontrarti che ne dici
Ciao…rispetto il tuo lavoro, veramente. Senza malizia lo considero un lavoro di tutto riguardo e sei pure brava. Con la stessa libertà che hai trovato scrivendo su un blog quello che pensi mentre ti guadagni il pane permettimi di essere franco. Ciò che mi lascia l’amaro in bocca (forse a te capita spesso) è la considerazione che hai degli uomini. Chiaramente nella posizione in cui ti trovi ( “l’anonimato” di chi scrive dietro un blog, ecc… ) puoi fare tutte le considerazioni che vuoi, ma ciò che non hai è il rispetto per l’uomo. A mio modo di vedere ciò è dovuto principalmente ad una cosa: come molte le belle donne del giorno d’oggi, la società ti ha viziato ponendoti nella condizione di poter scegliere l’uomo che desideri, snobbandolo da un gradino più alto, degradandolo a livello di un animale in perenne calore…ma spiegami una cosa: c’è veramente tanta soddisfazione da parte di una bella donna come te a constatare quello che hai scritto nei tanti post che hai pubblicato? Non è mia abitudine generalizzare anche se è facile per tutti farlo con l’altro sesso, ma vista l’apertura mentale che dimostri mi piacerebbe avere un tuo riscontro…grazie
Mario: capisco il tuo punto di vista… E hai ragione. Ma non sul fatto che mi sento un gradino sopra gli altri. Forse sul fatto che non mi è facile incontrare “maschi” in situazioni in cui io possa apprezzarli davvero.
Mi dispiace molto, questo è un mio limite. Ma ti do ragione. Grazie :-)
Concordo con Mario, certi passaggi (”povero imbecille”, “come cagnolini”) sono un po’, come dire, ‘penosi’ :-) Sembra che ti sforzi di mostrarti superiore, quando invece la situazione e’ tutt’altra.
Ora usciamo tutti a deliziar augelli, su! Che poveri fessacchiotti quelli che si faranno servire…
dalle mie parti si dice “de menu…”
Nico: avete ragione. Ho già commentato, e scritto, che purtroppo non ho molte occasioni di confrontarmi, e forse è questo che mi porta ad essere così cinica e cattiva. Cercherò di migliorare. Grazie per i consigli.
Baci
buona notte
Leggendo questo post ho visto me al femminile. Ho sorriso mentre leggevo. diverse volte. stessa lunghezza, stessa intensità, stesso dialogo. non uno psecchio perchè io sono Uno e non mi posso smentire. ma al momento come tanti. e tu sei una unità di. Descrizione che vorrei pubblicare sul mio blog. Se ho il tuo permesso. GRZ. Ciuss
Uno. Uno Come Tanti