Onesta, e un po’ di storia
Voglio essere onesta, e raccontarvi un po’ di storia.
Perchè onesta? Perchè credo che da una che si nasconde dietro un blog, che non svela la sua identità, che fa la misteriosa, che non si sa nemmeno se è vera o se è tutta una finzione… Beh, almeno aspettarsi un po’ di onestà, no?
E allora vi dico tutto. Pane al pane e vino al vino.
Ho aperto un blog per caso, un paio d’anni fa. Ho studiato informatica, in un periodo della mia vita, e questa malsana idea mi era venuta perchè me la cavavo benaccio coi computer. Ho poi scoperto che c’entra poco l’informatica, intesa come scienza, con il saper usare un PC… E tuttavia, un po’ per osmosi, un po’ per gravità, un po’ per magnetismo, qualcosa mi è entrato in testa. Complice un amico, che è poi lo stesso che mi ha rifatto questo blog, iniziai questa avventura.
Inaspettatamente le persone mi leggevano, commentavano, linkavano. Non l’avrei mai detto.
Per un attimo mi era balenato in mente il dubbio di poter anche essere interessante.
Mi sbagliavo.
Quell’amico di cui sopra, un giorno, mi disse chiaro e tondo: non sei tu ad essere interessante… E’ la fica che vende sempre. Aveva, ed ha, ragione.
Sarebbe curioso fare un tentativo: togliere tutti i riferimenti sessuali, e lasciare il (poco) resto. Quei pochi lettori che ci sono oggi sparirebbero. Ne rimarrebbero forse due o tre, speranzosi di veder riaffiorare un po’ di pelo, prima o poi.
Non temete: non accadrà, il motivo è semplice: mi piace scrivere, e questo è quello che mi piace scrivere qui. Mi piace avere un diario segreto, che tutti conoscono, ma che nessuno associa a me. Mi piace scriverci i miei pensieri, i miei dubbi, le mie idiozie, e le mie notti professionali. Le cose che non direi a nessuno al mondo.
Veniamo all’onestà: non è solo questo, ormai. Mi sono messa in testa che posso avere un blog, scriverlo bene, e piacere a chi mi legge. Voglio mantenere l’anonimato, ma al tempo stesso ho un grande desiderio di potermi esprimere con gli strumenti giusti, e potermi infilare, bagnare, fondere con la vera essenza di internet, che forse non è solo l’essere online, ma è anche il dialogo che si instaura tra la me virtuale, e il pubblico che legge. E quando ti leggono le persone ti senti importante. Ti senti apprezzata, ti senti capita, ti senti meno sbagliata del solito. Forse bloggare potrebbe essere una cura per depressi, chissà.
Non so se mi sono montata un po’ la testa: credo che i blogger professionisti, i veri blogger, siano persone preparate, che faticano, che sudano, che studiano. Non ci si improvvisa blogger, e non credo funzioni la scorciatoia del sesso per accaparrarsi lettori… Una cosa l’ho capita, di internet: le bugie hanno le gambe corte. Il fumo, senza arrosto, sparisce in fretta, e la gente poi scappa.
Ho deciso quindi di dirvi tutto qui, con onestà. Scrivo qui perchè mi piace, scrivo perchè spero di poter avere un pubblico, scrivo perchè mi piace quando questo pubblico reagisce, commenta, linka, insulta, adora. Scrivo perchè questo pubblico cresca. Scrivo, perchè spero che prima o poi CAPISCA.
Questa sensazione è incredibile… E forse è incredibile specialmente per me, che altrimenti non avrei mai modo di condividere certe mie cose con delle persone VERE, nel mondo vero.
Non so cosa ne verrà fuori. Forse tra qualche mese, o qualche giorno, mi stufo di nuovo. O forse tra dieci anni avrò milioni di lettori che leggeranno ogni giorno le mie peripezie… Ammesso che il mio lavoro sarà sempre quello.
E poi, diciamocela tutta: cosa c’è di male nella prostituzione? E’ per questo che io non mi considero una prostituta, non nel senso che intendete voi.
Sarà che, a forza di serate e serate a succhiare cazzi, e scusate il termine, non mi scandalizzo più per la cosa in sè, e riesco a guardarla per quello che è: una prestazione professionale. Di alto, medio, basso livello, non sta a me dirlo… Ma a quanto pare ci sono persone, in giro, disposte a pagare per me, e pagare qualcosa che mi permette di vivere.
Vediamo la prostituzione come qualcosa di schifoso, ma in realtà non lo è, non per partito preso. La prostituzione è illegale… E perchè? Quale è il motivo? Lo sapete, voi? Sapete dare una spiegazione ragionevole? Ne dubito… Ma non perchè siete stupidi: semmai, perchè certe cose le si danno per scontate, e quando ci si trova davanti una lavagna bianca, e zero regole, ci stupiamo del perchè certe cose abbiano sempre funzionato in un certo modo.
In Sudan, la prostituzione riceve la pena di morte. In Ungheria, le prostitute sono lavoratrici in regola, con tanto di sindacato. In Giappone, “darla via” per soldi è reato, ma fare un pompino per soldi è perfettamente legale. In Svezia è legale vendere sesso, ma è illegale comprarlo.
Non vi viene in mente nulla? Non notate le differenze che stridono? Il modo in cui vediamo, e giudichiamo, la prostituzione, è figlio del nostro tempo, della nostra cultura, delle nostre abitudini, e cambia nel tempo con una rapidità incredibile. Quelli che vengono chiamati “usi e costumi”, non sono una cosa definita e stabile, ma anzi fumosa e in continua evoluzione.
Oggi, purtroppo o per fortuna, in Italia la prostituzione è vista come un lavoro umile, svilente, rischioso, ma al tempo stesso i clienti della prostituzione non ricevono particolari condanne sociali. Le donne sono puttane, certo, ma gli uomini invece sono dei gran trombatori.
E’ un discorso lungo, e forse in questo momento è bene lasciarlo freddare. Ne riparleremo in futuro. Ora vado a letto.
Buonanotte.