La verità

2008-11-17

Datemi la verità.
Nelle strade, nelle vetrine, tra i tavoli e il profumo dei caffè e delle cioccolate, sui balconi di una Madrid accesa e fredda, tra gli sguardi dei passanti, le panchine vuote, le cicche di sigarette accumulate vicino al tombino, le piante trasparenti, un lieve vento attento, il suono di una ambulanza, poi di un cellulare, poi il rumore dei tacchi di una ragazza splendida. Poi una sciarpa leggera che cade e viene subito raccolta, nella fretta.
Passa un taxi, e il passeggero guarda in alto, assapora Madrid prima di partire di nuovo per chissà dove.
Voglio la verità.
Voglio capire questo mondo. Voglio intrufolarmi nelle sue vene, sentirlo, toccarlo, fondermi con esso e capire.
Perchè capire, credo, è la cosa più importante.
Poi verranno altre cose… Verrà l’età, e l’abbandono, l’abitudine, la rinuncia a fare chissà cosa per la propria vita. Verrà una famiglia, forse, verranno dei figli.
Ma oggi, più che mai, quello che vorrei è capire me stessa, e gli altri intorno a me.
Ogni stimolo vale, ogni goccia si aggiunge al rigagnolo, anche quando lavoro, anche quando incontro sconosciuti e strappo uno schiaffo di felicità per loro, a caro prezzo.
E poi guardo il monitor, mi guardo allo specchio mentre il mio volto si riflette tenebramente. Sembra quasi dischiudersi, e lasciarsi finalmente capire.
La felicità è nelle cose semplici. E capire significa di fatto rimuovere, non aggiungere. Raschiare il superfluo fino a raggiungere l’essenziale.
Stasera sto raschiando, piano piano.

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