Chi siete?

2008-11-16

Chi siete, miei cari lettori? Presentatevi, sono curiosa…

Categories : unoalgiorno

Tradimenti

2008-11-02

Era una delle prime volte che “lavoravo”.
Non avevo ancora capito una cosa fondamentale del mio tipo di lavoro, necessaria se vuoi mantenere l’anonimato e difenderti dai pericoli: porta il tuo cliente in un posto appartato il prima possibile, fai quello che devi fare, e vattene pochi secondi dopo il suo orgasmo.

Io invece facevo conversazione anche dopo.
Pochi minuti, certo, ma minuti pericolosi, che potevano diventare troppi. Una volta, dopo un lavoretto ad un ferroviere di mezz’età, attesi troppo, e rimediai uno schiaffo, poi un altro schiaffo, e poi riuscii in qualche modo a scappare. E’ lunga da raccontare adesso… Ma ci siamo capiti.

Perchè vi dico tutto questo? Perchè mi è tornato in mente Luca.
Incontrai Luca ad Arezzo, in un locale che non voglio precisare.
Vestito bene, elegante, mi offre due drink al bar, e si mette a conversare abilmente. Ha fascino. Dopo qualche minuto arriviamo al punto: lui ha voglia, e ha pure una mezza idea del tipo di lavoro nel quale sono coinvolta.
Cento euro, chiedo.
Accetta, mi porge gentilmente una banconota verde, e ci appartiamo nel giardino del locale. Era estate, e fuori si stava benissimo.
Mi calo di fronte a lui, lo accarezzo lentamente, lo spoglio piano piano, comincio a leccargli la pelle intorno al suo membro, tenendomi ancora a distanza. Infilo la lingua nell’ombelico, glielo bagno, stringo le sue natiche con forza, scendo di nuovo con la lingua, intorno al suo pene.
Si irrigidisce, e sfoggia uno dei membri maschili più belli che io abbia mai visto. Curatissimo, enorme, robusto, simmetrico, perfetto, come il suo fisico da palestrato. Luca è un bel ragazzo, ha un fisico splendido, ci sa fare. In queste situazioni mi chiedo: perchè ha bisogno di pagare? Non potrebbe averne a dozzine, gratis?

Continuo il mio lavoro, e comincio a fare sul serio, prendendolo finalmente in bocca e iniziando poi la mia danza. Luca si fa trascinare, docile, quasi dolce e delicato. Sussurra qualche parola carina, diversa dalle solite volgarità che i clienti sfoggiano in queste situazioni.
Penso a Luca, al perchè. Perchè mi paghi? Perchè preferisci una professionista, al piacere di sedurre una donna e fare l’amore con lei perchè ti vuole? Perchè pagare?

Riesco a tirare fuori un profilattico alla fragola, glielo metto, continuo il mio lavoro. Luca viene, un orgasmo lunghissimo, silenzioso ma pieno di energia. Si contorce, chiude gli occhi, guarda in alto e io non riesco più a vedergli il viso. I muscoli contratti del suo addome, nella penombra del giardino, sono affascinanti.
Al culmine della gioia, allunga una mano e la appoggia sulla mia guancia. Il suo respiro fuoriesce, affannoso, muto, in evidente rallentamento. Ha avuto un orgasmo bellissimo, e io per la prima volta mi sono sentita dignitosa, rispettata, accettata. Quasi amata, oserei dire.
Penso a Fabrizio De Andrè, e le sue canzoni così vere, così toccanti, che parlavano di prostitute come fossero persone, e della mia professione come fosse naturale; degli anni sessanta; di Genova. Ora è diverso, e il messaggio non è passato. La gente non ti capisce, Fabrizio.

Luca mi guarda di nuovo, mentre lo ripulisco affettuosamente. Mi dice che è stato bellissimo. Poi, inaspettato come un macigno, mi chiede: “Secondo te ho tradito?”
Eh no, Luca, non puoi usare questi colpi bassi. Tradimento, tradimento… Cosa è, alla fine, il tradimento? Nemmeno noi lo sappiamo definire. E’ un atto? E’ un pensiero?
Sono convinta che, col pensiero, tradiamo tutti un po’ ogni giorno. Quando ero fidanzata, qualche anno fa, mi era capitato di veder passare un altro ragazzo, e desiderare con tutto il mio corpo di portarmelo a letto. Si, non è una prerogativa di voi uomini, questa: anche noi donne abbiamo questi desideri animaleschi. Non pensiamo solo ai fiori, agli anelli, alle cenette romantiche, alla borsa di Vuitton: pensiamo anche ad una bella, sana scopata con un bel fico.
Ma allora, cosa è il tradimento? Io miei pensieri erotici non li consideravo tradimento. Semmai, sentivo di tradire col mio corpo, e infatti, lo ammetto, quel famoso ragazzo di cui accennavo prima lo ho incontrato, ci ho parlato, ci ho bevuto insieme qualcosa di forte, e poi ci ho passato una notte di sesso incredibile, alla faccia di quei poveri cornuti dei nostri rispettivi partner. Non lo dissi mai, al mio ex. Lo tenni per me. Quello sì, era tradimento. Ho sbagliato, lo ammetto. Come tanti, del resto.

Il tradimento ha origini biologiche, genetiche: quando qualcuno ti tradisce, aumentano le probabilità che quel qualcuno rimarrà legato al nuovo partner, e quindi le risorse che questa persona ha a disposizione verranno “disperse” su più fronti, con prole di partner diversi. La nostra società, poi, ha costruito una infrastruttura culturale e religiosa che influenza la vita di coppia, l’accoppiamento, e che determina buona parte di ciò che pensiamo del tradimento. Il mix di biologia e cultura porta a quello che siamo oggi, e a come vediamo il tradimento.

Ciò non toglie che le nostre emozioni, le nostre sensazioni sembrano più vere che mai, indipendentemente da quale ne sia l’origine.
Essere traditi è duro, specie la prima volta, e specie se non abbiamo una grande fiducia in noi stessi. Credo anche che il tradimento faccia parte dell’ordine naturale delle cose, siamo in fondo animali che cercano di sopravvivere e proliferare al meglio che possiamo.
Invidio quelle persone che riescono ad essere coerenti con le loro scelte, ed evitare i tradimenti anche quando ne hanno la possibilità. Sono poche, direi. Ho visto, ascoltato, subito e causato tradimenti in grande quantità, nella mia piccola vita. Se mi chiedete cosa penso, penso che molti di noi siano cornuti senza saperlo, altri lo siano accettandolo, e che anche molti figli siano illegittimi, senza saperlo.
Ricordo di aver letto un blog, che prendeva spunto dal libro Freakonomics (mi pare), in cui si parlava di alcune statistiche sui figli illegittimi. Erano altissime, del tipo uno ogni cinque. Incredibile, vero?

Forse è il caso di rendersi conto che le persone non sono perfette, che le persone tradiscono, e che a volte sia necessario ingoiare il rospo e andare avanti. Non credo nell’amore perfetto, non credo nel principe azzurro, credo invece che il principe sia azzurro per qualche tempo, e poi chissà. Le coppie, i rapporti si evolvono, cambiano, diventano splendidi e solidi, o si rovinano, o navigano a metà, senza scegliere una sponda precisa.

E Luca mi chiede se questo è tradimento. Per come la vedo io, è stato solo un appagamento sessuale. Se fossi la sua lei, non avrei di certo gradito… Ma sarebbe stato molto peggio scoprire una sua storia con un’altra ragazza. Una storia con i sentimenti di mezzo, non soltanto una scopata e via.

Che strani, questi ricordi. Affiorano, si sparpagliano nella stanza, sui tasti del mio computer, si riaffacciano candidi o incazzati, e quando meno te lo aspetti spariscono di nuovo. E a volte dimentichi che si trattava di un cliente, e lo scambi per qualcosa di personale. E ti accorgi che non c’è grande differenza.

Se vi tradiscono, siate forti: c’è di peggio nella vita.
Un bacio.

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La facciata e il cortile

2008-10-28

Era qualche tempo fa, non ricordo nemmeno esattamente se fosse marzo o aprile.
Avevo conosciuto un avvocato in un bar, mi aveva offerto un aperitivo… E aveva iniziato subdolamente a provarci. Mi aveva raccontato di sè, del suo lavoro, del suo studio lì vicino, della sua carriera. Dei tempi moderni, della aridità dei rapporti tra le persone, e altre amenità che ascoltavo di malavoglia.
Fin qui, niente di male. Se un uomo mi ritiene attraente, e se ha voglia di me, può provarci. Poi sta a me decidere se.

Era tardi, saranno state quasi le otto di sera: mi invita a cena.
Replico che non ceno con gli sconosciuti… E che probabilmente lui non stava cercando qualcosa da mangiare.
Si ferma per un momento, e riflette. Capisco di averlo preso di sprovvista.
“Certe cose sono ancora più divertenti di una cena.”, riprende.
“Le cose più belle non sono mai gratuite… Tutto ha un prezzo.”
L’uomo si fa serio, e poi abbozza un finto sorriso.
“Dipende dal prezzo”
“Solo orale, duecento”, sussurro a bassa voce.
“Pagamento anticipato”.
Finisce di bere il suo aperitivo, e mi prende per il braccio.
Lo seguo, e in pochi minuti mi ritrovo nel suo studio. Un bello studio, non c’è che dire.
Apre un cassetto, e tira fuori due biglietti verdi da cento euro. Li prendo.

Ero incazzata, quella sera.
Lo faccio accomodare sulla poltrona, comincio ad avvicinarmi, ad accarezzarlo, e riprendo a parlare.
“Quante sciocchezze mi hai raccontato, prima? Volevi solo portarmi a letto”.
“E infatti ci sono riuscito”.
“Ci sei riuscito solo perchè hai i soldi per farlo… E perchè hai trovato una donna che adora il sesso solo da prostituta”.
Questa cosa, in realtà, non è vera. Ma quando lavoro cerco di dare al cliente quello che vuole. Vuole divertimento, vuole eccitazione, vuole immaginarsi che questa donna attraente, giovane, ben vestita, sia lì non tanto per i soldi, ma perchè non può resistere, e deve prostrarsi e fargli un pompino.
Abbiamo tutti bisogno di autostima, e gli avvocati non sono da meno. Ricordo di un mio caro amico, che andava a letto con decine di ragazze diverse ogni anno. Faceva il PR in una discoteca, le conosceva, faceva loro capire che con lui si andava sul sicuro… E loro, cadevano quasi tutte come pere cotte.
In effetti, è difficile per una donna che desideri solo una avventura, se un certo ragazzo è adatto per quel genere di cose. A volte insistono, ti richiamano, ti assillano. A volte si immaginano chissà quale amore. A volte vedono in te quello che cercano, non quello che sei davvero.
Che strano, il sesso. Tante cose importanti della vita ruotano intorno al sesso. Vediamo le persone diversamente, a seconda se ce le vogliamo portare a letto o meno.
Io ho passato un periodo in cui avevo voglia di fare sesso con chiunque. E’ durato qualche mese. Ero priva di autostima, mi sentivo tristissima, ed essere scopata da uomini diversi mi faceva sentire bella. Gnocca. Arrapante. Al tempo stesso, però, mi consumavo, mi inaridivo.

Tornando all’avvocato, quella sera ero così incazzata che me lo “scopai” con tanta violenza, sempre e solo sesso orale, ma con una insolita ferocia, con parole cattive, con insulti, con movimenti bruschi.
Gli uomini sono strani, quando si tratta di sesso: alcuni si spaventano, di fronte alle emozioni troppo forti; altri si eccitano all’inverosimile.
Vedere una donna, china di fronte a te, che sembra avere una fame selvaggia per il tuo uccello, è un qualcosa che non ti capita spesso. Se sei fortunato, la tua compagna o moglie ti trascina, ti coinvolge, ti fa piacere il sesso insieme. Se invece sei come tanti, ti ritrovi un partner che possibilmente adori come persona, ma che non è la cosa più bella che tu abbia sperimentato a letto.
Ecco, questo è un grande dilemma. Se fai sesso con diverse persone, una di loro sarà la migliore. Quanto è difficile trovare un fidanzato, o marito, che raggiunga quel livello? Già è difficile trovare una persona con cui ci sia una grande intesa. Figuriamoci anche il resto.
E’ pur vero che secondo me la qualità del sesso in una coppia dipende dall’intesa della coppia stessa; tuttavia ci sono persone che non “amano” il sesso, e non fanno nulla per migliorarsi.
Oggi voglio dare un consiglio a voi, che mi leggete: se avete un partner, parlateci. Cercate di capire se gli piace il sesso con voi. Fatelo in maniera sottile, dolce. Oppure, sperimentate qualcosa di diverso, e cercate di interpretare la sua reazione.
E’ importante. La sua collega di ufficio, che magari non scopa da qualche mese, se riesce a portarlo nel magazzino gli fa vedere i numeri da circo. Voi, a casa, con la vestaglia, no.
Sto estremizzando, ma è per farmi capire meglio.

Ma poi, chi sono io per dare consigli di sesso?
Il punto non è: quanto sesso hai fatto. Il punto è: che cosa osservi.
Io sono una grande osservatrice. Quando lavoro, osservo sempre. Se oggi avessi un fidanzato, sarei in grado di farlo godere come nessuna altra ragazza, pur mantenendo la mia dignità. Il motivo è semplice: ho incontrato centinaia di uomini, e ho imparato a soddisfarli bene.
Soddisfarli, e capirli, è fondamentale per evitare i rischi di questo mestiere. Bisogna essere determinate, bisogna mostrarsi sicure di sè, e al tempo stesso, quando si è in ginocchio di fronte a lui, bisogna mostrarsi sottomesse, deboli, affamate di cazzo a più non posso. Questa è la formula che funziona, nel mio lavoro.

Questo lavoro, per quanto insolito, a volte squallido, spesso rischioso, ha un grande lato positivo: ti permettere di capire tante cose delle persone.
Voglio esagerare: qualche mia amica ne trarrebbe grandi benefici, se lo praticasse per qualche settimana. Perdonatemi, è una affermazione così bestiale, così cattiva… Ma io lo dico col cuore: ci sono mie amiche che si fanno mille problemi, problemi che ai miei occhi di “esperta”, passatemi il termine, sono banalità. Vorrei spiegare, vorrei fare esempi… Ma un conto è sentirlo dalla bocca di qualcuna, un conto è viverlo.
La prostituzione come terapia. Si, sto esagerando… Nel senso che, difficilmente qualcuno potrà darmi ragione.
Non è poi vero, in fondo, che qualche volta ci concediamo a qualcuno semplicemente perchè vogliamo essere scopate? Se non ci sono i soldi di mezzo, fa tanta differenza con quello che sto dicendo?
L’unica vera differenza semmai è che io, quando lavoro, accetto il mio cliente anche se non mi va. Soprattutto, quando non mi va.

Fatto sta, che abbiamo tutti una facciata da mostrare, e un cortile in cui coltiviamo le nostre cose: le paure, i desideri, i sogni, i preconcetti. Quando sarebbe bello, qualche volta, invertire i ruoli e vedere l’effetto che fa.

Ho un po’ di confusione in testa, e mi sta tornando una voglia incredibile di fumare, qui a Madrid. Stacco, voglio uscire. E spero di non comprare sigarette. Devo resistere.
Baci.

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Madrid

2008-10-20

Adoro Madrid.
Ho la grandissima, incredibile fortuna di parlare bene inglese, e spagnolo.
Parlo di fortuna, e non di merito, perchè ad essere onesta non è stata una scelta mia, ma mi sono trovata in mezzo a situazioni, e stimoli, che mi hanno portato ad impararle.
Una mia zia (non proprio zia, ma una parente che chiamo zia) mi ha “tenuto” per qualche mese, quando ero adoloscente… E questa zia aveva origini spagnole, e insegnava inglese. Che culo, due piccioni con una fava :)

Tutto questo mi viene in mente in un momento non proprio tipico: sto lavorando.
Conosco bene Madrid, e cerco di rimanerci qualche settimana ogni anno, soprattutto in questo periodo pre-natalizio. La Navidad, come la chiamano loro. Tra poco arriveranno le luci, e i madrilegni inizieranno a comprare, a sorridere ancora di più, immersi in un turbine consumistico che ancora si aggrappa ad un passato povero, poi di sussistenza, poi di prosperità, ma spesso ricco di speranza e di abbracci, di amicizia e di prospettive.
Mi sento strana, questa volta. Non è la prima volta che lavoro qui a Madrid, ma è la prima volta che lo faccio riuscendo a pensare a tutt’altro.
Lui è un uomo sui quaranta anni, bruttino, basso, ma con un membro piuttosto grande, e bello.
L’ho incontrato in un albergo, è tedesco, è qui per lavoro, e aveva soldi in abbondanza per divertirsi. Se non fosse per i rischi correlati, gli alberghi sarebbero perfetti per lavorare: i viaggiatori hanno quasi sempre i soldi per pagarti, e la voglia di passare una serata diversa.
Siamo in camera sua, lui è in piedi, io in ginocchio di fronte a lui. Ogni tanto mi guardo allo specchio, che è vicinissimo al mio viso. E’ da quasi mezz’ora che siamo qui, l’ho dapprima spogliato lentamente, poi massaggiato, poi glielo ho preso in bocca e ho continuato a leccare, succhiare, muovere, a ritmi diversi, e mugolando di piacere come spesso piace agli uomini.
Sembra padrone di sè, sembra sapere esattamente come controllare la sua eiaculazione, la sua eccitazione. Per tutto il tempo il suo membro è rimasto turgido, eretto, maestoso, e dopo i primi minuti ho dimenticato il forte odore di sudore e ammonio che lo accompagnava. Quando “esegui” una fellatio (come sono delicata, oggi, con le parole), salivi molto, e quella saliva uniforma i sapori in breve tempo. Passata la prima reazione di disgusto che si ha quando si “esegue” l’operazione su un membro maschile puzzolente, poi l’odore e il sapore spariscono, per essere quasi subito sostituiti da una strana, quasi piacevole, sensazione di bagnato e appiccicoso.
Quando ho uno specchio a disposizione, cerco di giocare molto con la saliva, creando con la lingua, le labbra e la pelle dei sottili fili appiccicosi che poi mi trascino addosso, faccio colare sul mio corpo, e riprendo in bocca per impastarli di nuovo. Tra me e me lo chiamo “fare la ragnatela”, e agli uomini fa impazzire.
Quando sento di avere molto liquido in bocca, un misto tra la mia saliva e il lubrificante che il membro maschile secerne quando è eccitato, mi ereggo sulle ginocchia, con la bocca sopra al membro, guardo il mio cliente a labbra serrate, e poi apro la bocca e faccio colare questo impasto sul suo membro, per poi riprenderlo in bocca simulando una grande eccitazione e voglia di succhiarlo.
Spesso non riesco a ripetere questo gioco due volte con la stessa persona, perchè li faccio venire prima. E’ una cosa che funziona alla grande quando i clienti sono due, o tre, e scambi i loro liquidi da un membro all’altro. Li fa impazzire, si sentono padroni, si sentono potenti, soprattutto perchè li illudi di avere una grande necessità dei loro membri e dei loro liquidi. Lo stesso vale per l’eiaculazione: un uomo gode di più quando ha l’impressione che la donna desideri succhiare, bere, ingoiare tutto il suo liquido, e allo stesso tempo esserne inondata.
Il trucco è non farli venire subito, ma titubare, temporeggiare per almeno qualche minuto, perchè poi la quantità di liquido eiaculato aumenta considerevolmente, unito forse al liquido lubrificante.

Persa in queste considerazioni, torno al presente, dove il mio cliente tedesco non ha resistito, e mi ha schizzato addosso: i miei capezzoli e i miei seni sono cosparsi di caldo liquido semi trasparente, e il suo enorme membro si sta lentamente abbassando. Prendo dei fazzoletti, lasciati a lato, mi ripulisco velocemente, mentre lui si reca al bagno, e mi rivesto.
Dopo qualche minuto sono già fuori, con i miei soldi in tasca, e un’altro cliente sulla lista.

Torno a casa allungando il giro, adoro passeggiare per Madrid di notte. Guardo le vetrine, ascolto le persone, osservo, annuso. E penso.
Quando sono in una città straniera, penso. Quando sono a Madrid, che pure non considero straniera, penso in maniera diversa. Forse mi sento più serena. Forse, più forte.
Ho deciso, rimarrò qui per qualche giorno. Mia zia non c’è, ma alloggio nel suo appartamento, il che è comodo perchè limita le spese.
Leggerò qualche libro, rivedrò qualche amico. Studierò un po’, forse, non so bene cosa.
Mi sento bene. Cammino eretta. Venire qui mi ha fatto bene.

Baci, a presto.

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La bellezza è fuori, e dentro

2008-10-14

Nella mia vita ho fatto molte cose, ed una di queste è la modella.
E’ facile, per una ragazza carina e piacente, lasciarsi tentare dal mestiere di modella. Vieni pagata meglio di una cameriera, e ti vengono regalati vestiti costosissimi. Vieni invitata ai “party” esclusivi, e conosci quelle persone che, in teoria, rappresentano il sogno di tutte quelle modelle giovani e desiderose di farsi strada: i ricconi, i nobili, gli imprenditori, i “figli di”.

Quella esperienza è durata poco, e in grossa parte per causa mia: non riuscivo a sfondare. Non avevo la camminata giusta. Non riuscivo a dimagrire quanto sarebbe stato necessario… Anche perchè la ritenevo una stronzata. Sono perfettamente in forma, sono tonica, e non vedo motivi validi per perdere dieci chili e sembrare uno scheletro. E’ una vecchia storia… Ma ancora esistono persone, ragazze, che ci cascano. Mi dispiace molto per loro… Ma è stupido.

Mi viene da ridere a pensare a quella specie di “entourage” che gira intorno al mondo della moda.
Di solito ci sono due o tre uomini, quasi sempre omosessuali, che governano un gruppo di modelle, e questi uomini hanno a loro volta rapporti di affari con altri due o tre uomini, di solito eterosessuali.
Questi ultimi si portano a letto le modelle con una certa frequenza, oppure le usano come biglietto da visita per “fare i fighi”, e diventare delle persone “interessanti da conoscere”. E’ così che ti presentano ai calciatori, ai presentatori, agli imprenditori… O almeno, è così che funzionava a Milano.
In quel breve periodo della mia vita avevo deciso di fare solo la modella, sembrava una svolta… Ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea.

Era una sera di novembre, mi sembra. Avevamo finito una sfilata di scarso successo. Ci portano in un locale milanese, di cui ometto il nome.
Eravamo una dozzina di ragazze, in compagnia di una ventina di uomini. I tipi che descrivevo sopra.
Ero stufa di fare la modella. Non mi ci vedevo. Non vedevo nessun futuro di fronte a me.
L’occasione me la dette uno di quei “figli di”. Fa il gentile. Fa il fico. Fa il tosto. Porsche qui. Capri là.

Alla fine decido di metterlo alla prova. Lo tiro in un discorso sulle donne, e sulla prostituzione. Parliamo di come deve sentirsi una donna, lui fa l’accomodante, poi chiedo se ha mai pagato una donna. E lui mi dice di no.
Non gli credo, ma lo stuzzico. Quanto pagheresti, chiedo? Lui prova a dire che una donna veramente bella non ha prezzo. E io insisto. E lui alla fine capisce, mi fa aspettare qualche momento. Parla con un amico… Forse per chiedergli dei soldi in prestito. Torna da me in un minuto, mentre finisco di bere un drink.
Mi guardo intorno: il locale è come tanti, musica alta che ti impedisce di parlare, tutti vestiti da fichi come se i soldi piovessero dal cielo, cocktail costosi e cibo di merda. Luci psichedeliche. Cubiste impossibili.

Diciamo che si chiama Luca. Mi prende per il braccio, e mi dice di venire con lui. Non mi muovo. Gli dico che non ha risposto alla mia domanda. Abbassa lo sguardo, si guarda indietro, poi si rivolge a me. Prende qualcosa nella tasca, e me lo mette in mano. Soldi. Li guardo, lentamente provo a contarli. Ma si, direi che sono abbastanza. Mi prende di nuovo il braccio, e stavolta mi faccio guidare da lui.

Entriamo in uno dei locali dei bagni. Luci basse anche qui. Due tipi si voltano, ma la presenza di una ragazza non li disturba. Si chinano entrambi sui lavandini, e continuano a lavarsi le mani. Un terzo è di spalle, sta pisciando, e tiene una sigaretta accesa tra l’indice e il medio della destra. Ha i pantaloni a vita bassa, e si scorgono delle mutande di Armani. Mi piacciono le mutande di Armani, non so perchè.

Luca mi spinge in un bagno, chiude la porta. Comincia a baciarmi e a toccarmi, ma provvedo subito a raddrizzare la situazione. Lo faccio calmare, gli sussurro qualche frase eccitante, e gli dico che in qualche momento mi chinerò di fronte a lui, e glielo prenderò in bocca. Poi glielo succhierò fino a farlo venire.
Le mie parole lo eccitano, ma è pronto ad obbedire ai miei comandi come un cucciolotto. Lo coccolo per qualche minuto, giocando coi bottoni della sua camicia, slacciandoli uno ad uno, e accarezzandolo vicino al “pacco”, senza mai toccarglielo. Chiedo se sa essere paziente. Mi risponde che non vede l’ora di scoparmi.
E’ carico, ma voglio tirarlo ancora un altro po’. Gli chiedo se pensa di avere un bel culo, e lo tranquillizzo stringendogli una natica con forza, simulando eccitazione. Le natiche sono uno dei punti erogeni degli uomini… Forse perchè non sono abituati ad essere toccati. Chissà.

Gli tiro giù i pantaloni, e gioco con i suoi boxer grigi scuri, tastandolo intorno alla vita. Sono ancora in piedi, mi avvicino con le labbra al suo viso, sospiro in affanno, e mi calo in ginocchio. In contrasto con la lentezza dei primi minuti, compio dei gesti brutali e violenti, tirandogli giù i boxer e prendendogli poi il cazzo in bocca, cominciando a succhiarlo e leccarlo con veemenza.
Sembra già impazzire, ma io rallento di nuovo, e comincio a carezzargli le palle. Parlo, eccitata. Che bel cazzo, è grande, chissà quante donne hai fatto felici. Lui annuisce, ovviamente. In realtà, non ha una gran dotazione, è nella media. E in realtà non sono eccitata, affatto.
Ma so benissimo che molti uomini hanno bisogno di questo tipo di rassicurazioni.

Per un attimo, penso che sto lavorando, e che questo è uno dei lavori più… strani, del mondo. Per non dire altro. Non riesco ad eccitarmi. Non riesco a farmelo piacere, non ora. A volte è successo… Ma non così.

Riprendo a succhiarlo, massaggiandogli per bene le palle, e stringendogli le natiche ogni tanto. Mi prende per la coda dei capelli, e mi spinge verso di lui, con delicatezza. Lo lecco per diversi minuti, avanti e indietro, aiutandomi con una mano attorno alle mie labbra e al suo membro.
Per un po’ perde di tono, sembra quasi afflosciarsi… Non sono io, evidentemente sta pensando a qualcosa che lo preoccupa. Lo faccio tornare durissimo in fretta, stimolandolo con parole zozze e sguardi eccitati, seguiti da movimenti più violenti, e leccandolo in maniera ancora più rumorosa. Qualsiasi cosa fosse… Non è più nei suoi pensieri, per ora.

Sta ansimando. Ha la testa tirata indietro, lo sguardo verso il soffitto, occhi probabilmente chiusi. Vienimi in bocca, gli dico. Mi accontenta in pochi secondi, e mentre continuo a muovermi e accarezzargli i testicoli, sento il liquido caldo che mi inonda la bocca. E’ veloce, e dura poco.
Mi preoccupo di continuare ancora per qualche momento, dandogli il tempo di riprendersi dall’orgasmo. Glielo rimetto nei boxer, lo aiuto a tirare su i pantaloni, e gli dico che ora è meglio che io esca subito, e lui dopo qualche minuto. E’ d’accordo.
Esco dal bagno, attraverso il locale, ed esco del tutto. Decido di incamminarmi verso casa. La zona non è pericolosa, ci sono molte persone in giro, e il tragitto è breve.

Mi rendo conto dell’errore soltanto in quel momento.

Lui sa chi sono, sa per chi lavoro. Può trovarmi di nuovo. Può chiedermi di nuovo di fare una cosa del genere per lui. E io non voglio “legami”, non voglio essere rintracciabile. Ho avuto paura, in passato, perchè qualcuno poteva risalire a me. Non so bene perchè, ma voglio evitarlo a tutti i costi.
Ed è in quella occasione, infatti, che decisi di chiudere con la carriera di modella. Me ne andai pochi giorni dopo, non prima ovviamente di essere ricontattata da Luca che mi cercava “con un suo amico”. Ho preso tempo, e me ne sono andata.

Quella serata, tuttavia, mi ha convinto di una cosa: mai lasciare tracce. Mai.

Uno al giorno

2008-10-10

Mi sento gnocca, stasera.
Funziona così, per noi donne: trucco, vestiti, creme, cremine, lampade, palestra, e chi più ne ha più ne metta. Io mi sento fortunata: riesco (credo) ad essere bella senza troppi sforzi. Direi, piacente.

E’ quasi mezzanotte, e la situazione in cui mi trovo non è proprio comune. Sto succhiando un pezzo di carne, pieno di sangue, attaccato ad un altro pezzo di carne che eventualmente dovrebbe anche avere un cervello, lassù. Sono in ginocchio, occhi aperti, sguardo voglioso. Falso, è chiaro. Ma tanto lui non lo capisce. Ha altro a cui pensare, altro a cui abbandonarsi in questo momento.

Quando faccio queste cose mi capita di pensare. Avete presente il nuoto? Ecco, ti trovi in una vasca, con altre trenta, quaranta persone, ma mentre nuoti sei isolata da tutto il resto, e la mente se ne va altrove. Ti senti isolata, sì, ma non necessariamente sola.
Pensi. Pensi alle cose più insolite, più strane. Facevo nuoto, da ragazzina, per due anni, tre forse. Mi piaceva. Tonificava. Mi dava tempo per pensare.
E ora mi trovo qui, in questo bagno di un locale notturno, in una non precisata città italiana. In realtà, in questo PRECISO momento, sono davanti al PC, e ho la smania di scrivere, di mettere su “carta” quello che ho appena vissuto. Mi è tornata la voglia di scrivere.
Avevo un blog, una volta. Aperto per caso, grazie al mio amico del cuore, che ora mi ha aperto quest’altro blog. Qualcosa ci capisco, in verità, di queste cose, ma come dice lui, se non ti senti esperta ti poni dei limiti mentali, che ti frenano sempre. Quanto è vero, e non solo per il blog, o la tecnologia, o internet. Per tutto.

Con la destra sto muovendo il suo cazzo, avanti e indietro, e intorno a se stesso: è il movimento ideale, quello che stimola di più. E’ come sbattere il tubetto del ketchup, e allo stesso tempo dare gas ad un motorino. Avanti e indietro, e ruotare.
Poi, ad ogni spinta, lavoro con la lingua, e lo accolgo bene bene in bocca. La sinistra, invece, si concentra sui testicoli, e lo sfintere anale (che, se non lo sai, è quel buco dietro alle palle). Da quando ho scoperto Wikipedia, qualche tempo fa, mi diverto a cercare le cose, e proprio ora scopro che ogni essere umano ha almeno quaranta, dico quaranta, sfinteri.
Mi sento padrona del blog, stavolta. Non come mesi fa, quando scrivere per me era una fatica, e ogni tanto il mio amico mi mandava una email correggendomi. Ora so cos’è un feed, so cos’è un trackback, metto i link in grassetto per evidenziarli, e così via. E’ facile, tutto sommato. Quando padroneggi qualcosa, ti senti meglio, smetti di concentrarti sullo strumento, e inizi a lavorare sodo al contenuto. Certo, ci ho messo del tempo, ma imparo in fretta, e ho pazienza. Forse sarei stata una brava informatica. Chissà.

Si chiama Fabio, così dice almeno, e avrà forse quaranta anni. L’ho incontrato in albergo, dove fortunatamente càpita spesso di incontrare gente con i soldi in tasca. L’adescamento è stato facile: basta essere donna, sola, e bere un drink. A frotte, vengono. A greggi, a sciami, a stormi. Mi viene anche in mente che c’era un motivo, una volta, per cui avevo smesso di frequentare gli alberghi: i portieri, i baristi, il personale… Sanno benissimo cosa fai. Se ne accorgono in un minuto. Non è facile eluderli, trarli in inganno.
Per mia scelta, non lavoro mai nello stesso posto due volte. Adoro il mio anonimato, non fosse altro perchè è la mia unica difesa contro tante cose.
Stasera sembra che io ci sia riuscita. Non vesto mai in maniera troppo evidente. Non mi atteggio. Faccio la timida, e basta.

Fabio sta ansimando, pesante, e con la mano mi spinge la testa verso il suo ventre. Ma no, siamo oneste: verso il suo uccello. Grandicello, per la verità: siamo intorno ai venti centimetri, il che è sopra la media. Non lo so quanto sia, questa sospirata media italiana: so solo che quando supera i quindici centimetri non ci si può lamentare troppo, e quando supera i venti, beh, niente male.
Fabio ha un bel fisico, devo ammetterlo, con i pantaloni tirati giù si vedono delle belle gambe, dei bei addominali, quasi senza grasso. Ha tanto pelo, ma grazie a Dio lo cura bene, il che è raro. Molti uomini si perdono nei dettagli: vi piace tanto che ve lo succhiamo, ma non vi chiedete mai cosa si provi a succhiare un pezzo di carne pelosa, e ritrovarsi i vostri peli schifosi a nuotare nella saliva, tra i denti. Fa schifo.
Questo Fabio si mantiene pulito e in ordine: pelo abbondante, ma cortissimo, sopra al pene, e palle rasate, un po’ ispide, ma rasate. Chiaro, non è necessario rasarsi ogni giorno: bastano due volte al mese, e già il pompino diventa tutta un’altra cosa. E poi non puzza. Di solito i cazzi degli uomini puzzano, per vari motivi: pisciate, e invece di pulirvi la punta con un po’ di carta inumidita, lo rimettete dentro in tutta fretta. Oppure non vi fate il bidet tutti i giorni. Oppure indossate mutande portate anche ieri, e forse anche ieri l’altro. In breve, puzzate quasi sempre: e il puzzo fa schifo. Un cazzo pulito non è così male, da succhiare. Un cazzo peloso e puzzolente… Fa schifo. Fabio ha fatto i compiti. Bravo.
Toh, lo voglio premiare: glielo tolgo dalla bocca per un momento, tenendoglielo ben verticale, e continuando a masturbarlo con la mano destra, poi mi avvinghio sulle sue palle, leccandole e bagnandole, poi succhiandole. Allo stesso tempo, con l’indice della sinistra comincio ad entrare nel buco, massaggiandolo, dandogli tempo di abituarsi.
Sa di non poter urlare, ma è come se stesse ululando di piacere. Sento i suoi “siii”, lenti, rauchi, profondi, distanti, completi. Sto facendo un bel lavoro, non c’è che dire.
Mi dice qualcosa, qualcosa come “sta arrivando”. E’ chiaro, non c’è molto tempo per mettere un profilattico, e non ho voglia di sporcarmi il vestito. Lo guardo stringendo e abbassando gli occhi, dicendogli “voglio ingoiarlo tutto”, e poi gli riprendo l’uccello in bocca, aumentando il ritmo della masturbazione, e dei colpi di lingua. Mugolo, ansimo, mi agito tutta.
Cede in pochi secondi, inondandomi il palato. Le mie labbra, dolcemente serrate intorno al suo cazzo, impediscono la fuoriuscita del suo sperma. Continuo il movimento, e sopprimo l’istinto di vomito che arriva sempre quando qualche schizzo si dirige dritto in gola. Basta un minimo di concentrazione, e tutto fila liscio. Mentre continua a rigurgitare il suo latte caldo nella mia bocca, emetto qualche altro eccitante mugolìo, per chiudere in bellezza. Nella sua mente da maschio non ha dubbi: ho sempre desiderato il suo cazzo, da quando sono venuta al mondo. Povero imbecille.

La schizzata dura a lungo, a più riprese. Forse undici, forse dodici, in quantità. Ingoio, per tre volte. In fondo è sperma, non è mica veleno. Ci vorrà semmai un po’ di disinfettante orale più tardi, giusto per essere sicure.
Quando sembra aver finito rallento i movimenti, lo coccolo ancora per qualche secondo, e poi estraggo il suo animale stremato dalla mia bocca, ripulendolo per bene. Lo guardo: ha il sorriso da ebete di chi si crede di aver appena compiuto chissà quale titanica impresa. E come no.

Mi alzo, e lo avviso di stare fermo lì. E’ proprio in questi momenti che ti obbediscono, docili docili, come cagnolini. Ne approfitto per uscire. Con passo lento, ma sicuro, attraverso la hall, esco, e mi incammino verso il parcheggio dove ho lasciato la mia auto. Anche stasera ho fatto il mio lavoro.
Lo so, è strano chiamarlo lavoro. E’ strano non invocare subito la parola P. Lo so. Forse avete ragione. O forse sono solo punti di vista.
Torno a casa, un piccolo appartamento in affitto, che mi costa poco. Accogliente, minimale. Ha pure un garage al piano terra. Mi spoglio, mi pulisco, mi strucco, ripongo i vestiti. E mi collego al PC, e scrivo tutto questo.

Ho capito una cosa: scrivere mi aiuta. Sono sola, sono intelligente, la mia vita è un casino, ho pochi amici, e solo due di loro sanno del mio “mestiere”. Ho paura. Ma non ho voglia di arrendermi.
Mi piace, scrivere: scrivere è il mio modo di esprimere cose che altrimenti rimarrebbero a marcire dentro di me. Come se a marcire non ci fossero già abbastanza cose, in questo corpicino qui.

Buonanotte.

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