Cazzo, pisello, membro, fallo

2008-11-03

Cazzo è volgare.
Pisello è naive. O anche da vegetariani.
Membro è educato ma conformista.
Fallo è troppo calcistico, per i miei gusti.

Pene è da manuale di medicina.
Pipino è da adolescenti.
Biscione è da teenagers pippaioli.
La bestia è da minidotati che cercano di contenere i danni.
Salame è da toscani, sempre alle prese con il cibo e il maiale.
Pendolo è da superdotati.
Anguilla è da veneziani.
Minchia lo usano così tanto i milanesi come intercalare, che secondo me nemmeno si ricordano cosa significhi.
Scorticatore è da teledipendenti un po’ sadico-masochisti.

Insomma, come lo chiamiamo?

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Tradimenti

2008-11-02

Era una delle prime volte che “lavoravo”.
Non avevo ancora capito una cosa fondamentale del mio tipo di lavoro, necessaria se vuoi mantenere l’anonimato e difenderti dai pericoli: porta il tuo cliente in un posto appartato il prima possibile, fai quello che devi fare, e vattene pochi secondi dopo il suo orgasmo.

Io invece facevo conversazione anche dopo.
Pochi minuti, certo, ma minuti pericolosi, che potevano diventare troppi. Una volta, dopo un lavoretto ad un ferroviere di mezz’età, attesi troppo, e rimediai uno schiaffo, poi un altro schiaffo, e poi riuscii in qualche modo a scappare. E’ lunga da raccontare adesso… Ma ci siamo capiti.

Perchè vi dico tutto questo? Perchè mi è tornato in mente Luca.
Incontrai Luca ad Arezzo, in un locale che non voglio precisare.
Vestito bene, elegante, mi offre due drink al bar, e si mette a conversare abilmente. Ha fascino. Dopo qualche minuto arriviamo al punto: lui ha voglia, e ha pure una mezza idea del tipo di lavoro nel quale sono coinvolta.
Cento euro, chiedo.
Accetta, mi porge gentilmente una banconota verde, e ci appartiamo nel giardino del locale. Era estate, e fuori si stava benissimo.
Mi calo di fronte a lui, lo accarezzo lentamente, lo spoglio piano piano, comincio a leccargli la pelle intorno al suo membro, tenendomi ancora a distanza. Infilo la lingua nell’ombelico, glielo bagno, stringo le sue natiche con forza, scendo di nuovo con la lingua, intorno al suo pene.
Si irrigidisce, e sfoggia uno dei membri maschili più belli che io abbia mai visto. Curatissimo, enorme, robusto, simmetrico, perfetto, come il suo fisico da palestrato. Luca è un bel ragazzo, ha un fisico splendido, ci sa fare. In queste situazioni mi chiedo: perchè ha bisogno di pagare? Non potrebbe averne a dozzine, gratis?

Continuo il mio lavoro, e comincio a fare sul serio, prendendolo finalmente in bocca e iniziando poi la mia danza. Luca si fa trascinare, docile, quasi dolce e delicato. Sussurra qualche parola carina, diversa dalle solite volgarità che i clienti sfoggiano in queste situazioni.
Penso a Luca, al perchè. Perchè mi paghi? Perchè preferisci una professionista, al piacere di sedurre una donna e fare l’amore con lei perchè ti vuole? Perchè pagare?

Riesco a tirare fuori un profilattico alla fragola, glielo metto, continuo il mio lavoro. Luca viene, un orgasmo lunghissimo, silenzioso ma pieno di energia. Si contorce, chiude gli occhi, guarda in alto e io non riesco più a vedergli il viso. I muscoli contratti del suo addome, nella penombra del giardino, sono affascinanti.
Al culmine della gioia, allunga una mano e la appoggia sulla mia guancia. Il suo respiro fuoriesce, affannoso, muto, in evidente rallentamento. Ha avuto un orgasmo bellissimo, e io per la prima volta mi sono sentita dignitosa, rispettata, accettata. Quasi amata, oserei dire.
Penso a Fabrizio De Andrè, e le sue canzoni così vere, così toccanti, che parlavano di prostitute come fossero persone, e della mia professione come fosse naturale; degli anni sessanta; di Genova. Ora è diverso, e il messaggio non è passato. La gente non ti capisce, Fabrizio.

Luca mi guarda di nuovo, mentre lo ripulisco affettuosamente. Mi dice che è stato bellissimo. Poi, inaspettato come un macigno, mi chiede: “Secondo te ho tradito?”
Eh no, Luca, non puoi usare questi colpi bassi. Tradimento, tradimento… Cosa è, alla fine, il tradimento? Nemmeno noi lo sappiamo definire. E’ un atto? E’ un pensiero?
Sono convinta che, col pensiero, tradiamo tutti un po’ ogni giorno. Quando ero fidanzata, qualche anno fa, mi era capitato di veder passare un altro ragazzo, e desiderare con tutto il mio corpo di portarmelo a letto. Si, non è una prerogativa di voi uomini, questa: anche noi donne abbiamo questi desideri animaleschi. Non pensiamo solo ai fiori, agli anelli, alle cenette romantiche, alla borsa di Vuitton: pensiamo anche ad una bella, sana scopata con un bel fico.
Ma allora, cosa è il tradimento? Io miei pensieri erotici non li consideravo tradimento. Semmai, sentivo di tradire col mio corpo, e infatti, lo ammetto, quel famoso ragazzo di cui accennavo prima lo ho incontrato, ci ho parlato, ci ho bevuto insieme qualcosa di forte, e poi ci ho passato una notte di sesso incredibile, alla faccia di quei poveri cornuti dei nostri rispettivi partner. Non lo dissi mai, al mio ex. Lo tenni per me. Quello sì, era tradimento. Ho sbagliato, lo ammetto. Come tanti, del resto.

Il tradimento ha origini biologiche, genetiche: quando qualcuno ti tradisce, aumentano le probabilità che quel qualcuno rimarrà legato al nuovo partner, e quindi le risorse che questa persona ha a disposizione verranno “disperse” su più fronti, con prole di partner diversi. La nostra società, poi, ha costruito una infrastruttura culturale e religiosa che influenza la vita di coppia, l’accoppiamento, e che determina buona parte di ciò che pensiamo del tradimento. Il mix di biologia e cultura porta a quello che siamo oggi, e a come vediamo il tradimento.

Ciò non toglie che le nostre emozioni, le nostre sensazioni sembrano più vere che mai, indipendentemente da quale ne sia l’origine.
Essere traditi è duro, specie la prima volta, e specie se non abbiamo una grande fiducia in noi stessi. Credo anche che il tradimento faccia parte dell’ordine naturale delle cose, siamo in fondo animali che cercano di sopravvivere e proliferare al meglio che possiamo.
Invidio quelle persone che riescono ad essere coerenti con le loro scelte, ed evitare i tradimenti anche quando ne hanno la possibilità. Sono poche, direi. Ho visto, ascoltato, subito e causato tradimenti in grande quantità, nella mia piccola vita. Se mi chiedete cosa penso, penso che molti di noi siano cornuti senza saperlo, altri lo siano accettandolo, e che anche molti figli siano illegittimi, senza saperlo.
Ricordo di aver letto un blog, che prendeva spunto dal libro Freakonomics (mi pare), in cui si parlava di alcune statistiche sui figli illegittimi. Erano altissime, del tipo uno ogni cinque. Incredibile, vero?

Forse è il caso di rendersi conto che le persone non sono perfette, che le persone tradiscono, e che a volte sia necessario ingoiare il rospo e andare avanti. Non credo nell’amore perfetto, non credo nel principe azzurro, credo invece che il principe sia azzurro per qualche tempo, e poi chissà. Le coppie, i rapporti si evolvono, cambiano, diventano splendidi e solidi, o si rovinano, o navigano a metà, senza scegliere una sponda precisa.

E Luca mi chiede se questo è tradimento. Per come la vedo io, è stato solo un appagamento sessuale. Se fossi la sua lei, non avrei di certo gradito… Ma sarebbe stato molto peggio scoprire una sua storia con un’altra ragazza. Una storia con i sentimenti di mezzo, non soltanto una scopata e via.

Che strani, questi ricordi. Affiorano, si sparpagliano nella stanza, sui tasti del mio computer, si riaffacciano candidi o incazzati, e quando meno te lo aspetti spariscono di nuovo. E a volte dimentichi che si trattava di un cliente, e lo scambi per qualcosa di personale. E ti accorgi che non c’è grande differenza.

Se vi tradiscono, siate forti: c’è di peggio nella vita.
Un bacio.

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Piove

2008-11-01

Piove, qui a Madrid.
Il cielo è di granito, pesantissimo, impenetrabile.
Ieri sera ho lavorato, ma non ho voglia di parlarne. E’ stato un lavoro scialbo, con un cliente scialbo, in un posto scialbo. Scialbo è una di quelle parole che quando le pronunci, quando ne risenti il suono nelle orecchie, ti rende l’idea. Scialbo.
Tornata a casa, ho speso qualche ora al computer, fino alle quattro del mattino.
Provavo a scrivere, ma non ci riuscivo. Provavo a navigare, a chattare, a parlare con qualche amica su Skype, a gironzolare in rete.
A volte mi spaventa, la rete.
Non sono una catastrofista, una di quelle che dice che internet ci fa diventare più soli. Anzi, credo il contrario. Internet è uno strumento di comunicazione, e come ogni strumento, dai segnali di fumo, al telegrafo, al telefono, alla televisione, le persone le avvicina, non le allontana. Ciò non toglie che quando un mezzo diventa anche un media, un intrattenitore, allora bisogna saperlo prendere a piccole dosi.
Una mia zia era malata di televisione. Letteralmente. Passava dieci ore al giorno a guardare la TV, e a volte non faceva in tempo a sistemare le sue cose, a lavare i panni, a preparare da mangiare. Era una larva.
Ma la colpa non è della televisione. E’ la vita, che ci porta a dire: chiudo gli occhi, e mi immergo in questo mondo finto e perfetto, oppure li tengo bene aperti, e scopro quanto è profonda la tana del Bianconiglio (si, è Matrix).
Beh, non è facile tenerli aperti. Non è facile esporsi alle intemperie, avere la forza di resistere, di tuffarsi nelle acque gelide, di lottare, di soffrire.
E con questa pioggia, questo freddo così terrificante, me ne rimango dentro casa, al calduccio, sola, mentre “dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”.

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Riflessioni

2008-10-30

Certe volte hai bisogno di riflettere.
Di fermarti, di annusare l’aria. Di dedicarti del tempo. Di poter disdire degli impegni, di poter dilatare le ore e i minuti, di rimanere sola, di ascoltare il silenzio, e annullare i suoni.
E ci vuole, questo sì, la musica giusta… Ognuno ha la sua, e chi ascolta la musica si divide in due categorie, come direbbe Clint in “il buono, il brutto e il cattivo”: quelli che la musica se la godono, e quelli che fanno le classifiche.
Se vi dico Abba, qualcuno storce il naso… E perchè? Che male c’è se per me gli Abba sono quelli giusti in questo momento? E se vi dico Simply Red? E Paolo Conte?
Ognuno ha i suoi ricordi, lega la sua musica alle sue cose, agli amori, ai momenti… A volte sogno di avere una radio, e poter parlare attraverso il mistero. Adoravo Jack Folla, ve lo ricordate?
Che poi, Jack Folla era tutto inventato, ma non è quello il punto. Se anche io fossi inventata, se davanti a questa tastiera ci fosse una donna qualunque, che lavora in un ufficio, o meglio ancora un uomo, o un ragazzino, o un pensionato… Che differenza fa? Quei pochi minuti che passi qui, leggi, ascolti, chiudi gli occhi… Quei pochi minuti sono tutto quello che conta.
Per me è diverso, io uso questo blog per sfogarmi, per confrontarmi, nascondendomi nell’oscurità di Internet. Ma a volte divento lettrice, ascoltatrice, amica. E’ bellissimo.

Questa sera sono in vena di riflessioni, come avete capito. Così, di getto, senza troppo pensare alla forma e allo stile. Ho un maglione a collo alto, e lo tengo fin sopra il naso. Spuntano i miei occhi, e i capelli rimbalzano leggeri al vento. Davanti, la notte di Madrid, seduta su una panchina di un posto un po’ speciale.
Rifletto.
Guardo i passanti, e li osservo. Mi sento viva. E sento che qualcosa di bello deve accadere per ognuno di noi. Prima, o poi.
Baci.

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La facciata e il cortile

2008-10-28

Era qualche tempo fa, non ricordo nemmeno esattamente se fosse marzo o aprile.
Avevo conosciuto un avvocato in un bar, mi aveva offerto un aperitivo… E aveva iniziato subdolamente a provarci. Mi aveva raccontato di sè, del suo lavoro, del suo studio lì vicino, della sua carriera. Dei tempi moderni, della aridità dei rapporti tra le persone, e altre amenità che ascoltavo di malavoglia.
Fin qui, niente di male. Se un uomo mi ritiene attraente, e se ha voglia di me, può provarci. Poi sta a me decidere se.

Era tardi, saranno state quasi le otto di sera: mi invita a cena.
Replico che non ceno con gli sconosciuti… E che probabilmente lui non stava cercando qualcosa da mangiare.
Si ferma per un momento, e riflette. Capisco di averlo preso di sprovvista.
“Certe cose sono ancora più divertenti di una cena.”, riprende.
“Le cose più belle non sono mai gratuite… Tutto ha un prezzo.”
L’uomo si fa serio, e poi abbozza un finto sorriso.
“Dipende dal prezzo”
“Solo orale, duecento”, sussurro a bassa voce.
“Pagamento anticipato”.
Finisce di bere il suo aperitivo, e mi prende per il braccio.
Lo seguo, e in pochi minuti mi ritrovo nel suo studio. Un bello studio, non c’è che dire.
Apre un cassetto, e tira fuori due biglietti verdi da cento euro. Li prendo.

Ero incazzata, quella sera.
Lo faccio accomodare sulla poltrona, comincio ad avvicinarmi, ad accarezzarlo, e riprendo a parlare.
“Quante sciocchezze mi hai raccontato, prima? Volevi solo portarmi a letto”.
“E infatti ci sono riuscito”.
“Ci sei riuscito solo perchè hai i soldi per farlo… E perchè hai trovato una donna che adora il sesso solo da prostituta”.
Questa cosa, in realtà, non è vera. Ma quando lavoro cerco di dare al cliente quello che vuole. Vuole divertimento, vuole eccitazione, vuole immaginarsi che questa donna attraente, giovane, ben vestita, sia lì non tanto per i soldi, ma perchè non può resistere, e deve prostrarsi e fargli un pompino.
Abbiamo tutti bisogno di autostima, e gli avvocati non sono da meno. Ricordo di un mio caro amico, che andava a letto con decine di ragazze diverse ogni anno. Faceva il PR in una discoteca, le conosceva, faceva loro capire che con lui si andava sul sicuro… E loro, cadevano quasi tutte come pere cotte.
In effetti, è difficile per una donna che desideri solo una avventura, se un certo ragazzo è adatto per quel genere di cose. A volte insistono, ti richiamano, ti assillano. A volte si immaginano chissà quale amore. A volte vedono in te quello che cercano, non quello che sei davvero.
Che strano, il sesso. Tante cose importanti della vita ruotano intorno al sesso. Vediamo le persone diversamente, a seconda se ce le vogliamo portare a letto o meno.
Io ho passato un periodo in cui avevo voglia di fare sesso con chiunque. E’ durato qualche mese. Ero priva di autostima, mi sentivo tristissima, ed essere scopata da uomini diversi mi faceva sentire bella. Gnocca. Arrapante. Al tempo stesso, però, mi consumavo, mi inaridivo.

Tornando all’avvocato, quella sera ero così incazzata che me lo “scopai” con tanta violenza, sempre e solo sesso orale, ma con una insolita ferocia, con parole cattive, con insulti, con movimenti bruschi.
Gli uomini sono strani, quando si tratta di sesso: alcuni si spaventano, di fronte alle emozioni troppo forti; altri si eccitano all’inverosimile.
Vedere una donna, china di fronte a te, che sembra avere una fame selvaggia per il tuo uccello, è un qualcosa che non ti capita spesso. Se sei fortunato, la tua compagna o moglie ti trascina, ti coinvolge, ti fa piacere il sesso insieme. Se invece sei come tanti, ti ritrovi un partner che possibilmente adori come persona, ma che non è la cosa più bella che tu abbia sperimentato a letto.
Ecco, questo è un grande dilemma. Se fai sesso con diverse persone, una di loro sarà la migliore. Quanto è difficile trovare un fidanzato, o marito, che raggiunga quel livello? Già è difficile trovare una persona con cui ci sia una grande intesa. Figuriamoci anche il resto.
E’ pur vero che secondo me la qualità del sesso in una coppia dipende dall’intesa della coppia stessa; tuttavia ci sono persone che non “amano” il sesso, e non fanno nulla per migliorarsi.
Oggi voglio dare un consiglio a voi, che mi leggete: se avete un partner, parlateci. Cercate di capire se gli piace il sesso con voi. Fatelo in maniera sottile, dolce. Oppure, sperimentate qualcosa di diverso, e cercate di interpretare la sua reazione.
E’ importante. La sua collega di ufficio, che magari non scopa da qualche mese, se riesce a portarlo nel magazzino gli fa vedere i numeri da circo. Voi, a casa, con la vestaglia, no.
Sto estremizzando, ma è per farmi capire meglio.

Ma poi, chi sono io per dare consigli di sesso?
Il punto non è: quanto sesso hai fatto. Il punto è: che cosa osservi.
Io sono una grande osservatrice. Quando lavoro, osservo sempre. Se oggi avessi un fidanzato, sarei in grado di farlo godere come nessuna altra ragazza, pur mantenendo la mia dignità. Il motivo è semplice: ho incontrato centinaia di uomini, e ho imparato a soddisfarli bene.
Soddisfarli, e capirli, è fondamentale per evitare i rischi di questo mestiere. Bisogna essere determinate, bisogna mostrarsi sicure di sè, e al tempo stesso, quando si è in ginocchio di fronte a lui, bisogna mostrarsi sottomesse, deboli, affamate di cazzo a più non posso. Questa è la formula che funziona, nel mio lavoro.

Questo lavoro, per quanto insolito, a volte squallido, spesso rischioso, ha un grande lato positivo: ti permettere di capire tante cose delle persone.
Voglio esagerare: qualche mia amica ne trarrebbe grandi benefici, se lo praticasse per qualche settimana. Perdonatemi, è una affermazione così bestiale, così cattiva… Ma io lo dico col cuore: ci sono mie amiche che si fanno mille problemi, problemi che ai miei occhi di “esperta”, passatemi il termine, sono banalità. Vorrei spiegare, vorrei fare esempi… Ma un conto è sentirlo dalla bocca di qualcuna, un conto è viverlo.
La prostituzione come terapia. Si, sto esagerando… Nel senso che, difficilmente qualcuno potrà darmi ragione.
Non è poi vero, in fondo, che qualche volta ci concediamo a qualcuno semplicemente perchè vogliamo essere scopate? Se non ci sono i soldi di mezzo, fa tanta differenza con quello che sto dicendo?
L’unica vera differenza semmai è che io, quando lavoro, accetto il mio cliente anche se non mi va. Soprattutto, quando non mi va.

Fatto sta, che abbiamo tutti una facciata da mostrare, e un cortile in cui coltiviamo le nostre cose: le paure, i desideri, i sogni, i preconcetti. Quando sarebbe bello, qualche volta, invertire i ruoli e vedere l’effetto che fa.

Ho un po’ di confusione in testa, e mi sta tornando una voglia incredibile di fumare, qui a Madrid. Stacco, voglio uscire. E spero di non comprare sigarette. Devo resistere.
Baci.

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La fama, e l’anonimato

2008-10-28

E se fossi famosa?
Se lo chiedono in tanti. I maschi vorrebbero fare gli attori, i cantanti, i calciatori. Le femmine, le attrici, le cantanti, le modelle. Oddio, non voglio banalizzare. Ci sono tanti altri sogni, e tante altre sfumature.
Però non negatemi che molti di noi, prima o poi, sognano di essere famosi.

Mi vengono in mente un paio di esempi di “blogstar”, persone qualunque che hanno raggiunto la loro fama grazie ad Internet. Ne leggevo nel blog di Lafra giusto ieri, a proposito di Julia Allison. Non ho letto tutto l’articolo, perchè va oltre il semplice concetto che mi ronza in mente.
E se fossi famosa?

Ho spesso desiderato essere famosa. Sognavo di essere una modella famosa. Sognavo di essere una attrice, di vestire abiti bellissimi, e amare uomini splendidi. Sognavo di diventare una scrittrice di successo, e col successo dare un senso alla mia vita.
Pensavo: quando sarò famosa, sarò io a scegliere gli uomini, e saranno loro a fare la fila per me. Non avrò problemi economici. Tutti mi vorranno bene.
Certo, ero adolescente, e molto più ingenua e sciocca di adesso.

Oggi vivo nell’anonimato. Ho amici sparsi in giro per l’Europa, e nessuno di loro conosce la mia vera vita. Vendo sesso. Non è squallido, per me, come fatto in sè. E’ squallido il resto, il fatto che sia necessario nascondersi, che si corrano rischi, che non si venga accettati da nessuno, nè amici, nè amori.
Il mondo di oggi non ha spazio per quelle come me. Le usa, le getta, ma non le accetta. Ci sono eccezioni, ci sono luoghi e persone che riescono a guardarti come un essere umano, ma sono rari, e non sempre è facile trovarli. Chueca è il quartiere gay di Madrid, e le persone che vivono lì hanno una grande tolleranza verso tutto quello che riguarda il sesso. Sesso omosessuale, sesso a pagamento, sesso strano, sesso selvaggio.
Ma non è questa la soluzione. Non riesco a ritagliarmi una vita in un angolo del mondo, e andarne fiera al di fuori di esso. Mi sento sbagliata. So di non esserlo, ma la società, le persone, mi portano a sentirmi così.
Questo blog è un grande strumento, una liberazione. Riesco ad espormi, senza espormi, riesco a raccogliere commenti, impressioni, apprezzamenti, e purtroppo anche insulti, potendomi però difendere con la barriera dell’anonimato.
E sogno, sogno di essere famosa, lontana da tutto questo. Ma poi mi rendo conto che la fama è una brutta bestia. Se fossi famosa, o ricca, o entrambe le cose, potrei sempre temere che le persone che mi stanno accanto non apprezzano me medesima, ma soltanto quello che rappresento, o quello che ho in tasca, o la bellezza che mi porto dietro. E quando i rapporti si approfondiscono, amicizia o amore che sia, viene fuori la verità. E la verità può essere molto diversa dall’apparenza.
Se oggi incontrassi, che so, Brad Pitt, e lo facessi innamorare di me, mi sentirei la donna più bella del mondo. Poi, nel frequentarlo, scoprirei il vero Brad Pitt, e lo renderei un essere umano qualsiasi. E lì sta il problema. Dopo essere vissuta in un mondo ideale, televisivo, sconnesso dalla realtà, mi accorgerei finalmente della persona al mio fianco. E allora, a cosa serve essere famosi? Serve forse a illudersi? A sognare troppo? E’ possibile, forse, non svegliarsi mai?

Credo che esistano persone straordinarie. Persone che di fronte alla sofferenza, alla morte, reagiscono con grande dignità. Persone VERE. E queste persone non le trovi in televisione… Le incontri nella vita. Nascoste, umili, grandiose.
Non voglio essere famosa. Voglio la verità. Voglio vedere con occhi nuovi. Con occhi sinceri.
E un giorno, vorrei che tutto questo finisse, e che la mia vita possa splendere al sole, senza nuvole intorno, senza barriere.

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Solitudine

2008-10-28

La solitudine, che è sempre su di te…
La solitudine, che non ti abbandona mai…
Così cantava Califano, e non a torto.

Sono quasi le quattro di mattina, e stasera ho lavorato doppio. Un albergo vicino Calle de Alcalà, prima un cliente verso le undici di sera, poi un cliente alle una di mattina. E poi a casa.

Quello che molti non sanno, è che gli alberghi coprono i “momenti morti” con clienti… Particolari, come i miei.
Lo fanno tutti, chi più, chi meno. E’ un modo semplice per riempire le camere durante la settimana, dato che i turisti viaggiano preferibilmente durante i weekend.
Ci sono mille situazioni diverse: l’albergo che è in contatto con un “procacciatore” di clienti, o il portiere che ha il suo giro di clienti di alto livello (anche locali), oppure un accordo con i tassisti, e così via. La fantasia in questo caso non ha limiti.

Che strano. Tutto il mondo sembra girare intorno al sesso. Sesso. Questa cosa così importante, così squallida, così tenera, così estrema.
Oggi io ho un valore: riesco a vendere il mio sesso (a modo mio, tra l’altro), guadagnando molto di più di quanto potrei con un lavoro normale. Anche se, chiaro, i rischi non sono pochi.
Mi è successo, qualche volta, di essere minacciata, strattonata, spaventata; rare volte, di essere picchiata. Una volta solo, di essere stuprata.

Lo stupro è un’altra di quelle terribili cose che uccidono una donna. Uccidono la sua capacità di amare. Uccidono la sua fiducia nell’altra metà del cielo.

Io ho l’abitudine di portare con me un dispositivo, comprato in Canada, per spruzzare una specie di pepe negli occhi del malcapitato: così feci, quella volta, e questo aggeggio da pochi dollari mi ha salvato “la vita”, se così vogliamo dire.

Sono stanchissima. Ho tante cose per la testa, e vorrei scriverle… Ma non ce la faccio. Sto cadendo in tranche. Buonanotte.

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Madrid

2008-10-20

Adoro Madrid.
Ho la grandissima, incredibile fortuna di parlare bene inglese, e spagnolo.
Parlo di fortuna, e non di merito, perchè ad essere onesta non è stata una scelta mia, ma mi sono trovata in mezzo a situazioni, e stimoli, che mi hanno portato ad impararle.
Una mia zia (non proprio zia, ma una parente che chiamo zia) mi ha “tenuto” per qualche mese, quando ero adoloscente… E questa zia aveva origini spagnole, e insegnava inglese. Che culo, due piccioni con una fava :)

Tutto questo mi viene in mente in un momento non proprio tipico: sto lavorando.
Conosco bene Madrid, e cerco di rimanerci qualche settimana ogni anno, soprattutto in questo periodo pre-natalizio. La Navidad, come la chiamano loro. Tra poco arriveranno le luci, e i madrilegni inizieranno a comprare, a sorridere ancora di più, immersi in un turbine consumistico che ancora si aggrappa ad un passato povero, poi di sussistenza, poi di prosperità, ma spesso ricco di speranza e di abbracci, di amicizia e di prospettive.
Mi sento strana, questa volta. Non è la prima volta che lavoro qui a Madrid, ma è la prima volta che lo faccio riuscendo a pensare a tutt’altro.
Lui è un uomo sui quaranta anni, bruttino, basso, ma con un membro piuttosto grande, e bello.
L’ho incontrato in un albergo, è tedesco, è qui per lavoro, e aveva soldi in abbondanza per divertirsi. Se non fosse per i rischi correlati, gli alberghi sarebbero perfetti per lavorare: i viaggiatori hanno quasi sempre i soldi per pagarti, e la voglia di passare una serata diversa.
Siamo in camera sua, lui è in piedi, io in ginocchio di fronte a lui. Ogni tanto mi guardo allo specchio, che è vicinissimo al mio viso. E’ da quasi mezz’ora che siamo qui, l’ho dapprima spogliato lentamente, poi massaggiato, poi glielo ho preso in bocca e ho continuato a leccare, succhiare, muovere, a ritmi diversi, e mugolando di piacere come spesso piace agli uomini.
Sembra padrone di sè, sembra sapere esattamente come controllare la sua eiaculazione, la sua eccitazione. Per tutto il tempo il suo membro è rimasto turgido, eretto, maestoso, e dopo i primi minuti ho dimenticato il forte odore di sudore e ammonio che lo accompagnava. Quando “esegui” una fellatio (come sono delicata, oggi, con le parole), salivi molto, e quella saliva uniforma i sapori in breve tempo. Passata la prima reazione di disgusto che si ha quando si “esegue” l’operazione su un membro maschile puzzolente, poi l’odore e il sapore spariscono, per essere quasi subito sostituiti da una strana, quasi piacevole, sensazione di bagnato e appiccicoso.
Quando ho uno specchio a disposizione, cerco di giocare molto con la saliva, creando con la lingua, le labbra e la pelle dei sottili fili appiccicosi che poi mi trascino addosso, faccio colare sul mio corpo, e riprendo in bocca per impastarli di nuovo. Tra me e me lo chiamo “fare la ragnatela”, e agli uomini fa impazzire.
Quando sento di avere molto liquido in bocca, un misto tra la mia saliva e il lubrificante che il membro maschile secerne quando è eccitato, mi ereggo sulle ginocchia, con la bocca sopra al membro, guardo il mio cliente a labbra serrate, e poi apro la bocca e faccio colare questo impasto sul suo membro, per poi riprenderlo in bocca simulando una grande eccitazione e voglia di succhiarlo.
Spesso non riesco a ripetere questo gioco due volte con la stessa persona, perchè li faccio venire prima. E’ una cosa che funziona alla grande quando i clienti sono due, o tre, e scambi i loro liquidi da un membro all’altro. Li fa impazzire, si sentono padroni, si sentono potenti, soprattutto perchè li illudi di avere una grande necessità dei loro membri e dei loro liquidi. Lo stesso vale per l’eiaculazione: un uomo gode di più quando ha l’impressione che la donna desideri succhiare, bere, ingoiare tutto il suo liquido, e allo stesso tempo esserne inondata.
Il trucco è non farli venire subito, ma titubare, temporeggiare per almeno qualche minuto, perchè poi la quantità di liquido eiaculato aumenta considerevolmente, unito forse al liquido lubrificante.

Persa in queste considerazioni, torno al presente, dove il mio cliente tedesco non ha resistito, e mi ha schizzato addosso: i miei capezzoli e i miei seni sono cosparsi di caldo liquido semi trasparente, e il suo enorme membro si sta lentamente abbassando. Prendo dei fazzoletti, lasciati a lato, mi ripulisco velocemente, mentre lui si reca al bagno, e mi rivesto.
Dopo qualche minuto sono già fuori, con i miei soldi in tasca, e un’altro cliente sulla lista.

Torno a casa allungando il giro, adoro passeggiare per Madrid di notte. Guardo le vetrine, ascolto le persone, osservo, annuso. E penso.
Quando sono in una città straniera, penso. Quando sono a Madrid, che pure non considero straniera, penso in maniera diversa. Forse mi sento più serena. Forse, più forte.
Ho deciso, rimarrò qui per qualche giorno. Mia zia non c’è, ma alloggio nel suo appartamento, il che è comodo perchè limita le spese.
Leggerò qualche libro, rivedrò qualche amico. Studierò un po’, forse, non so bene cosa.
Mi sento bene. Cammino eretta. Venire qui mi ha fatto bene.

Baci, a presto.

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Tristezza

2008-10-17

Si, sono triste… Ma mica è facile, risolvere.
Dice bene qualcuno di voi: dovrei cambiare lavoro, fare qualcosa che mi dia soddisfazione, che mi permetta una vita sociale normale, una vita sentimentale. Ma il problema è proprio questo, di noi umani: che a volte ci troviamo in situazioni scomode, che non ci piacciono, ma non riusciamo a venirne fuori, non riusciamo a trovare lo stimolo giusto.
Ci vuole la scossa, ci vuole. Come mi diceva una amica islandese, che commentava la crisi economica del suo paese, definendola non grave, ma allo stesso tempo “uno shock necessario”.
Chissà perchè, finchè non ci arriva questo cavolo di shock, non ci svegliamo mai.

E intanto la nostra tristezza scava, gli anni passano, l’inerzia si avvinghia alle nostre caviglie, ci impedisce di scappare, di cambiare, di rinnovarci.
Quante volte è capitato anche a voi? E quante volte, in questi momenti, ci guardiamo allo specchio e riusciamo a vedere soltanto la pallida copia di quella persona che conoscevamo, che amavamo.
E ci chiediamo: chi mai potrebbe amarmi? Chi mai potrebbe volermi bene? Cosa ho, di bello, di speciale, di generoso? Forse c’è… Ma ben nascosto.

Ho bevuto soltanto un bicchiere di rosso, ma mi sento quasi ubriaca dalle orecchie in su… Sento barriere disintegrarsi, il tempo dilatarsi, i ricordi venire e andare di nuovo… E il mondo intero che mi guarda.
Sono questi momenti che a volte chiamo “scosse”, ma stasera manca l’elettricità, manca la forza, l’energia. Non è una scossa. E’ un tremore, che scuote la mia spina dorsale, e mi fa raffreddare immersa nella paura.

Domani andrà meglio. Entro nel letto, coperte scaldate da una bottiglia bollente, spengo la luce, e dormo.

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Onesta, e un po’ di storia

2008-10-16

Voglio essere onesta, e raccontarvi un po’ di storia.

Perchè onesta? Perchè credo che da una che si nasconde dietro un blog, che non svela la sua identità, che fa la misteriosa, che non si sa nemmeno se è vera o se è tutta una finzione… Beh, almeno aspettarsi un po’ di onestà, no?
E allora vi dico tutto. Pane al pane e vino al vino.

Ho aperto un blog per caso, un paio d’anni fa. Ho studiato informatica, in un periodo della mia vita, e questa malsana idea mi era venuta perchè me la cavavo benaccio coi computer. Ho poi scoperto che c’entra poco l’informatica, intesa come scienza, con il saper usare un PC… E tuttavia, un po’ per osmosi, un po’ per gravità, un po’ per magnetismo, qualcosa mi è entrato in testa. Complice un amico, che è poi lo stesso che mi ha rifatto questo blog, iniziai questa avventura.
Inaspettatamente le persone mi leggevano, commentavano, linkavano. Non l’avrei mai detto.
Per un attimo mi era balenato in mente il dubbio di poter anche essere interessante.
Mi sbagliavo.

Quell’amico di cui sopra, un giorno, mi disse chiaro e tondo: non sei tu ad essere interessante… E’ la fica che vende sempre. Aveva, ed ha, ragione.
Sarebbe curioso fare un tentativo: togliere tutti i riferimenti sessuali, e lasciare il (poco) resto. Quei pochi lettori che ci sono oggi sparirebbero. Ne rimarrebbero forse due o tre, speranzosi di veder riaffiorare un po’ di pelo, prima o poi.

Non temete: non accadrà, il motivo è semplice: mi piace scrivere, e questo è quello che mi piace scrivere qui. Mi piace avere un diario segreto, che tutti conoscono, ma che nessuno associa a me. Mi piace scriverci i miei pensieri, i miei dubbi, le mie idiozie, e le mie notti professionali. Le cose che non direi a nessuno al mondo.

Veniamo all’onestà: non è solo questo, ormai. Mi sono messa in testa che posso avere un blog, scriverlo bene, e piacere a chi mi legge. Voglio mantenere l’anonimato, ma al tempo stesso ho un grande desiderio di potermi esprimere con gli strumenti giusti, e potermi infilare, bagnare, fondere con la vera essenza di internet, che forse non è solo l’essere online, ma è anche il dialogo che si instaura tra la me virtuale, e il pubblico che legge. E quando ti leggono le persone ti senti importante. Ti senti apprezzata, ti senti capita, ti senti meno sbagliata del solito. Forse bloggare potrebbe essere una cura per depressi, chissà.

Non so se mi sono montata un po’ la testa: credo che i blogger professionisti, i veri blogger, siano persone preparate, che faticano, che sudano, che studiano. Non ci si improvvisa blogger, e non credo funzioni la scorciatoia del sesso per accaparrarsi lettori… Una cosa l’ho capita, di internet: le bugie hanno le gambe corte. Il fumo, senza arrosto, sparisce in fretta, e la gente poi scappa.
Ho deciso quindi di dirvi tutto qui, con onestà. Scrivo qui perchè mi piace, scrivo perchè spero di poter avere un pubblico, scrivo perchè mi piace quando questo pubblico reagisce, commenta, linka, insulta, adora. Scrivo perchè questo pubblico cresca. Scrivo, perchè spero che prima o poi CAPISCA.
Questa sensazione è incredibile… E forse è incredibile specialmente per me, che altrimenti non avrei mai modo di condividere certe mie cose con delle persone VERE, nel mondo vero.

Non so cosa ne verrà fuori. Forse tra qualche mese, o qualche giorno, mi stufo di nuovo. O forse tra dieci anni avrò milioni di lettori che leggeranno ogni giorno le mie peripezie… Ammesso che il mio lavoro sarà sempre quello.

E poi, diciamocela tutta: cosa c’è di male nella prostituzione? E’ per questo che io non mi considero una prostituta, non nel senso che intendete voi.
Sarà che, a forza di serate e serate a succhiare cazzi, e scusate il termine, non mi scandalizzo più per la cosa in sè, e riesco a guardarla per quello che è: una prestazione professionale. Di alto, medio, basso livello, non sta a me dirlo… Ma a quanto pare ci sono persone, in giro, disposte a pagare per me, e pagare qualcosa che mi permette di vivere.
Vediamo la prostituzione come qualcosa di schifoso, ma in realtà non lo è, non per partito preso. La prostituzione è illegale… E perchè? Quale è il motivo? Lo sapete, voi? Sapete dare una spiegazione ragionevole? Ne dubito… Ma non perchè siete stupidi: semmai, perchè certe cose le si danno per scontate, e quando ci si trova davanti una lavagna bianca, e zero regole, ci stupiamo del perchè certe cose abbiano sempre funzionato in un certo modo.
In Sudan, la prostituzione riceve la pena di morte. In Ungheria, le prostitute sono lavoratrici in regola, con tanto di sindacato. In Giappone, “darla via” per soldi è reato, ma fare un pompino per soldi è perfettamente legale. In Svezia è legale vendere sesso, ma è illegale comprarlo.
Non vi viene in mente nulla? Non notate le differenze che stridono? Il modo in cui vediamo, e giudichiamo, la prostituzione, è figlio del nostro tempo, della nostra cultura, delle nostre abitudini, e cambia nel tempo con una rapidità incredibile. Quelli che vengono chiamati “usi e costumi”, non sono una cosa definita e stabile, ma anzi fumosa e in continua evoluzione.
Oggi, purtroppo o per fortuna, in Italia la prostituzione è vista come un lavoro umile, svilente, rischioso, ma al tempo stesso i clienti della prostituzione non ricevono particolari condanne sociali. Le donne sono puttane, certo, ma gli uomini invece sono dei gran trombatori.
E’ un discorso lungo, e forse in questo momento è bene lasciarlo freddare. Ne riparleremo in futuro. Ora vado a letto.
Buonanotte.

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