Riflessioni

2008-10-30

Certe volte hai bisogno di riflettere.
Di fermarti, di annusare l’aria. Di dedicarti del tempo. Di poter disdire degli impegni, di poter dilatare le ore e i minuti, di rimanere sola, di ascoltare il silenzio, e annullare i suoni.
E ci vuole, questo sì, la musica giusta… Ognuno ha la sua, e chi ascolta la musica si divide in due categorie, come direbbe Clint in “il buono, il brutto e il cattivo”: quelli che la musica se la godono, e quelli che fanno le classifiche.
Se vi dico Abba, qualcuno storce il naso… E perchè? Che male c’è se per me gli Abba sono quelli giusti in questo momento? E se vi dico Simply Red? E Paolo Conte?
Ognuno ha i suoi ricordi, lega la sua musica alle sue cose, agli amori, ai momenti… A volte sogno di avere una radio, e poter parlare attraverso il mistero. Adoravo Jack Folla, ve lo ricordate?
Che poi, Jack Folla era tutto inventato, ma non è quello il punto. Se anche io fossi inventata, se davanti a questa tastiera ci fosse una donna qualunque, che lavora in un ufficio, o meglio ancora un uomo, o un ragazzino, o un pensionato… Che differenza fa? Quei pochi minuti che passi qui, leggi, ascolti, chiudi gli occhi… Quei pochi minuti sono tutto quello che conta.
Per me è diverso, io uso questo blog per sfogarmi, per confrontarmi, nascondendomi nell’oscurità di Internet. Ma a volte divento lettrice, ascoltatrice, amica. E’ bellissimo.

Questa sera sono in vena di riflessioni, come avete capito. Così, di getto, senza troppo pensare alla forma e allo stile. Ho un maglione a collo alto, e lo tengo fin sopra il naso. Spuntano i miei occhi, e i capelli rimbalzano leggeri al vento. Davanti, la notte di Madrid, seduta su una panchina di un posto un po’ speciale.
Rifletto.
Guardo i passanti, e li osservo. Mi sento viva. E sento che qualcosa di bello deve accadere per ognuno di noi. Prima, o poi.
Baci.

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La facciata e il cortile

2008-10-28

Era qualche tempo fa, non ricordo nemmeno esattamente se fosse marzo o aprile.
Avevo conosciuto un avvocato in un bar, mi aveva offerto un aperitivo… E aveva iniziato subdolamente a provarci. Mi aveva raccontato di sè, del suo lavoro, del suo studio lì vicino, della sua carriera. Dei tempi moderni, della aridità dei rapporti tra le persone, e altre amenità che ascoltavo di malavoglia.
Fin qui, niente di male. Se un uomo mi ritiene attraente, e se ha voglia di me, può provarci. Poi sta a me decidere se.

Era tardi, saranno state quasi le otto di sera: mi invita a cena.
Replico che non ceno con gli sconosciuti… E che probabilmente lui non stava cercando qualcosa da mangiare.
Si ferma per un momento, e riflette. Capisco di averlo preso di sprovvista.
“Certe cose sono ancora più divertenti di una cena.”, riprende.
“Le cose più belle non sono mai gratuite… Tutto ha un prezzo.”
L’uomo si fa serio, e poi abbozza un finto sorriso.
“Dipende dal prezzo”
“Solo orale, duecento”, sussurro a bassa voce.
“Pagamento anticipato”.
Finisce di bere il suo aperitivo, e mi prende per il braccio.
Lo seguo, e in pochi minuti mi ritrovo nel suo studio. Un bello studio, non c’è che dire.
Apre un cassetto, e tira fuori due biglietti verdi da cento euro. Li prendo.

Ero incazzata, quella sera.
Lo faccio accomodare sulla poltrona, comincio ad avvicinarmi, ad accarezzarlo, e riprendo a parlare.
“Quante sciocchezze mi hai raccontato, prima? Volevi solo portarmi a letto”.
“E infatti ci sono riuscito”.
“Ci sei riuscito solo perchè hai i soldi per farlo… E perchè hai trovato una donna che adora il sesso solo da prostituta”.
Questa cosa, in realtà, non è vera. Ma quando lavoro cerco di dare al cliente quello che vuole. Vuole divertimento, vuole eccitazione, vuole immaginarsi che questa donna attraente, giovane, ben vestita, sia lì non tanto per i soldi, ma perchè non può resistere, e deve prostrarsi e fargli un pompino.
Abbiamo tutti bisogno di autostima, e gli avvocati non sono da meno. Ricordo di un mio caro amico, che andava a letto con decine di ragazze diverse ogni anno. Faceva il PR in una discoteca, le conosceva, faceva loro capire che con lui si andava sul sicuro… E loro, cadevano quasi tutte come pere cotte.
In effetti, è difficile per una donna che desideri solo una avventura, se un certo ragazzo è adatto per quel genere di cose. A volte insistono, ti richiamano, ti assillano. A volte si immaginano chissà quale amore. A volte vedono in te quello che cercano, non quello che sei davvero.
Che strano, il sesso. Tante cose importanti della vita ruotano intorno al sesso. Vediamo le persone diversamente, a seconda se ce le vogliamo portare a letto o meno.
Io ho passato un periodo in cui avevo voglia di fare sesso con chiunque. E’ durato qualche mese. Ero priva di autostima, mi sentivo tristissima, ed essere scopata da uomini diversi mi faceva sentire bella. Gnocca. Arrapante. Al tempo stesso, però, mi consumavo, mi inaridivo.

Tornando all’avvocato, quella sera ero così incazzata che me lo “scopai” con tanta violenza, sempre e solo sesso orale, ma con una insolita ferocia, con parole cattive, con insulti, con movimenti bruschi.
Gli uomini sono strani, quando si tratta di sesso: alcuni si spaventano, di fronte alle emozioni troppo forti; altri si eccitano all’inverosimile.
Vedere una donna, china di fronte a te, che sembra avere una fame selvaggia per il tuo uccello, è un qualcosa che non ti capita spesso. Se sei fortunato, la tua compagna o moglie ti trascina, ti coinvolge, ti fa piacere il sesso insieme. Se invece sei come tanti, ti ritrovi un partner che possibilmente adori come persona, ma che non è la cosa più bella che tu abbia sperimentato a letto.
Ecco, questo è un grande dilemma. Se fai sesso con diverse persone, una di loro sarà la migliore. Quanto è difficile trovare un fidanzato, o marito, che raggiunga quel livello? Già è difficile trovare una persona con cui ci sia una grande intesa. Figuriamoci anche il resto.
E’ pur vero che secondo me la qualità del sesso in una coppia dipende dall’intesa della coppia stessa; tuttavia ci sono persone che non “amano” il sesso, e non fanno nulla per migliorarsi.
Oggi voglio dare un consiglio a voi, che mi leggete: se avete un partner, parlateci. Cercate di capire se gli piace il sesso con voi. Fatelo in maniera sottile, dolce. Oppure, sperimentate qualcosa di diverso, e cercate di interpretare la sua reazione.
E’ importante. La sua collega di ufficio, che magari non scopa da qualche mese, se riesce a portarlo nel magazzino gli fa vedere i numeri da circo. Voi, a casa, con la vestaglia, no.
Sto estremizzando, ma è per farmi capire meglio.

Ma poi, chi sono io per dare consigli di sesso?
Il punto non è: quanto sesso hai fatto. Il punto è: che cosa osservi.
Io sono una grande osservatrice. Quando lavoro, osservo sempre. Se oggi avessi un fidanzato, sarei in grado di farlo godere come nessuna altra ragazza, pur mantenendo la mia dignità. Il motivo è semplice: ho incontrato centinaia di uomini, e ho imparato a soddisfarli bene.
Soddisfarli, e capirli, è fondamentale per evitare i rischi di questo mestiere. Bisogna essere determinate, bisogna mostrarsi sicure di sè, e al tempo stesso, quando si è in ginocchio di fronte a lui, bisogna mostrarsi sottomesse, deboli, affamate di cazzo a più non posso. Questa è la formula che funziona, nel mio lavoro.

Questo lavoro, per quanto insolito, a volte squallido, spesso rischioso, ha un grande lato positivo: ti permettere di capire tante cose delle persone.
Voglio esagerare: qualche mia amica ne trarrebbe grandi benefici, se lo praticasse per qualche settimana. Perdonatemi, è una affermazione così bestiale, così cattiva… Ma io lo dico col cuore: ci sono mie amiche che si fanno mille problemi, problemi che ai miei occhi di “esperta”, passatemi il termine, sono banalità. Vorrei spiegare, vorrei fare esempi… Ma un conto è sentirlo dalla bocca di qualcuna, un conto è viverlo.
La prostituzione come terapia. Si, sto esagerando… Nel senso che, difficilmente qualcuno potrà darmi ragione.
Non è poi vero, in fondo, che qualche volta ci concediamo a qualcuno semplicemente perchè vogliamo essere scopate? Se non ci sono i soldi di mezzo, fa tanta differenza con quello che sto dicendo?
L’unica vera differenza semmai è che io, quando lavoro, accetto il mio cliente anche se non mi va. Soprattutto, quando non mi va.

Fatto sta, che abbiamo tutti una facciata da mostrare, e un cortile in cui coltiviamo le nostre cose: le paure, i desideri, i sogni, i preconcetti. Quando sarebbe bello, qualche volta, invertire i ruoli e vedere l’effetto che fa.

Ho un po’ di confusione in testa, e mi sta tornando una voglia incredibile di fumare, qui a Madrid. Stacco, voglio uscire. E spero di non comprare sigarette. Devo resistere.
Baci.

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Solitudine

2008-10-28

La solitudine, che è sempre su di te…
La solitudine, che non ti abbandona mai…
Così cantava Califano, e non a torto.

Sono quasi le quattro di mattina, e stasera ho lavorato doppio. Un albergo vicino Calle de Alcalà, prima un cliente verso le undici di sera, poi un cliente alle una di mattina. E poi a casa.

Quello che molti non sanno, è che gli alberghi coprono i “momenti morti” con clienti… Particolari, come i miei.
Lo fanno tutti, chi più, chi meno. E’ un modo semplice per riempire le camere durante la settimana, dato che i turisti viaggiano preferibilmente durante i weekend.
Ci sono mille situazioni diverse: l’albergo che è in contatto con un “procacciatore” di clienti, o il portiere che ha il suo giro di clienti di alto livello (anche locali), oppure un accordo con i tassisti, e così via. La fantasia in questo caso non ha limiti.

Che strano. Tutto il mondo sembra girare intorno al sesso. Sesso. Questa cosa così importante, così squallida, così tenera, così estrema.
Oggi io ho un valore: riesco a vendere il mio sesso (a modo mio, tra l’altro), guadagnando molto di più di quanto potrei con un lavoro normale. Anche se, chiaro, i rischi non sono pochi.
Mi è successo, qualche volta, di essere minacciata, strattonata, spaventata; rare volte, di essere picchiata. Una volta solo, di essere stuprata.

Lo stupro è un’altra di quelle terribili cose che uccidono una donna. Uccidono la sua capacità di amare. Uccidono la sua fiducia nell’altra metà del cielo.

Io ho l’abitudine di portare con me un dispositivo, comprato in Canada, per spruzzare una specie di pepe negli occhi del malcapitato: così feci, quella volta, e questo aggeggio da pochi dollari mi ha salvato “la vita”, se così vogliamo dire.

Sono stanchissima. Ho tante cose per la testa, e vorrei scriverle… Ma non ce la faccio. Sto cadendo in tranche. Buonanotte.

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Madrid

2008-10-20

Adoro Madrid.
Ho la grandissima, incredibile fortuna di parlare bene inglese, e spagnolo.
Parlo di fortuna, e non di merito, perchè ad essere onesta non è stata una scelta mia, ma mi sono trovata in mezzo a situazioni, e stimoli, che mi hanno portato ad impararle.
Una mia zia (non proprio zia, ma una parente che chiamo zia) mi ha “tenuto” per qualche mese, quando ero adoloscente… E questa zia aveva origini spagnole, e insegnava inglese. Che culo, due piccioni con una fava :)

Tutto questo mi viene in mente in un momento non proprio tipico: sto lavorando.
Conosco bene Madrid, e cerco di rimanerci qualche settimana ogni anno, soprattutto in questo periodo pre-natalizio. La Navidad, come la chiamano loro. Tra poco arriveranno le luci, e i madrilegni inizieranno a comprare, a sorridere ancora di più, immersi in un turbine consumistico che ancora si aggrappa ad un passato povero, poi di sussistenza, poi di prosperità, ma spesso ricco di speranza e di abbracci, di amicizia e di prospettive.
Mi sento strana, questa volta. Non è la prima volta che lavoro qui a Madrid, ma è la prima volta che lo faccio riuscendo a pensare a tutt’altro.
Lui è un uomo sui quaranta anni, bruttino, basso, ma con un membro piuttosto grande, e bello.
L’ho incontrato in un albergo, è tedesco, è qui per lavoro, e aveva soldi in abbondanza per divertirsi. Se non fosse per i rischi correlati, gli alberghi sarebbero perfetti per lavorare: i viaggiatori hanno quasi sempre i soldi per pagarti, e la voglia di passare una serata diversa.
Siamo in camera sua, lui è in piedi, io in ginocchio di fronte a lui. Ogni tanto mi guardo allo specchio, che è vicinissimo al mio viso. E’ da quasi mezz’ora che siamo qui, l’ho dapprima spogliato lentamente, poi massaggiato, poi glielo ho preso in bocca e ho continuato a leccare, succhiare, muovere, a ritmi diversi, e mugolando di piacere come spesso piace agli uomini.
Sembra padrone di sè, sembra sapere esattamente come controllare la sua eiaculazione, la sua eccitazione. Per tutto il tempo il suo membro è rimasto turgido, eretto, maestoso, e dopo i primi minuti ho dimenticato il forte odore di sudore e ammonio che lo accompagnava. Quando “esegui” una fellatio (come sono delicata, oggi, con le parole), salivi molto, e quella saliva uniforma i sapori in breve tempo. Passata la prima reazione di disgusto che si ha quando si “esegue” l’operazione su un membro maschile puzzolente, poi l’odore e il sapore spariscono, per essere quasi subito sostituiti da una strana, quasi piacevole, sensazione di bagnato e appiccicoso.
Quando ho uno specchio a disposizione, cerco di giocare molto con la saliva, creando con la lingua, le labbra e la pelle dei sottili fili appiccicosi che poi mi trascino addosso, faccio colare sul mio corpo, e riprendo in bocca per impastarli di nuovo. Tra me e me lo chiamo “fare la ragnatela”, e agli uomini fa impazzire.
Quando sento di avere molto liquido in bocca, un misto tra la mia saliva e il lubrificante che il membro maschile secerne quando è eccitato, mi ereggo sulle ginocchia, con la bocca sopra al membro, guardo il mio cliente a labbra serrate, e poi apro la bocca e faccio colare questo impasto sul suo membro, per poi riprenderlo in bocca simulando una grande eccitazione e voglia di succhiarlo.
Spesso non riesco a ripetere questo gioco due volte con la stessa persona, perchè li faccio venire prima. E’ una cosa che funziona alla grande quando i clienti sono due, o tre, e scambi i loro liquidi da un membro all’altro. Li fa impazzire, si sentono padroni, si sentono potenti, soprattutto perchè li illudi di avere una grande necessità dei loro membri e dei loro liquidi. Lo stesso vale per l’eiaculazione: un uomo gode di più quando ha l’impressione che la donna desideri succhiare, bere, ingoiare tutto il suo liquido, e allo stesso tempo esserne inondata.
Il trucco è non farli venire subito, ma titubare, temporeggiare per almeno qualche minuto, perchè poi la quantità di liquido eiaculato aumenta considerevolmente, unito forse al liquido lubrificante.

Persa in queste considerazioni, torno al presente, dove il mio cliente tedesco non ha resistito, e mi ha schizzato addosso: i miei capezzoli e i miei seni sono cosparsi di caldo liquido semi trasparente, e il suo enorme membro si sta lentamente abbassando. Prendo dei fazzoletti, lasciati a lato, mi ripulisco velocemente, mentre lui si reca al bagno, e mi rivesto.
Dopo qualche minuto sono già fuori, con i miei soldi in tasca, e un’altro cliente sulla lista.

Torno a casa allungando il giro, adoro passeggiare per Madrid di notte. Guardo le vetrine, ascolto le persone, osservo, annuso. E penso.
Quando sono in una città straniera, penso. Quando sono a Madrid, che pure non considero straniera, penso in maniera diversa. Forse mi sento più serena. Forse, più forte.
Ho deciso, rimarrò qui per qualche giorno. Mia zia non c’è, ma alloggio nel suo appartamento, il che è comodo perchè limita le spese.
Leggerò qualche libro, rivedrò qualche amico. Studierò un po’, forse, non so bene cosa.
Mi sento bene. Cammino eretta. Venire qui mi ha fatto bene.

Baci, a presto.

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