Politica?
Non ho mai parlato di politica. O meglio, scritto di politica su questo blog.
Mi pare una mancanza, qualcosa che va sistemato subito. Mi pare anche una cazzata, ad essere sincera, ma stasera ho proprio voglia di farne una. Vediamo cosa esce fuori.
Ah no, calmi però: la mia “politica” è molto diversa da quella che di solito si chiama politica, o dalla politica che si legge sui giornali. E non perchè io sia diversa, o speciale: semplicemente perchè credo che molti di noi, quando pensano alla politica, abbiano sempre in mente qualcosa di diverso. Vero?
Strano, trovare una donna interessata di politica, o che voglia parlare di politica.
Mica tanto.
Politica, per me, significa tutto quello che riguarda la nostra società, il modo in cui la regolamentiamo, e il modo in cui “gestiamo” i rapporti tra di noi. Chiaro, politica significa anche approvare leggi, piani economici, sanatorie (nel bene e nel male).
Politica significa anche votare.
Credo che la base della nostra società sia la politica, e che una cattiva politica renda un cattivo servizio alle nostre vite. Credo che la politica sia oggi una delle cose più bistrattate, ma più importanti per la nostra felicità. La politica determina l’economia, determina la giustizia, determina il diritto, determina il sentirsi sicuri, o insicuri. La politica è importante.
Fin da piccola ho avuto una grande curiosità per la politica: addirittura c’è stato un momento in cui volevo fare politica, buttarmi in politica, “scendere in campo”. Per fortuna quel momento è passato in fretta.
Dai, andiamo al nocciolo? No, è necessaria una premessa.
Io credo che tutti noi, me inclusa, siamo molto, molto stupidi. Vi spiego.
Tutti hanno una loro opinione su tutto: politica, sport, economia.
Sono poche quelle persone che, con umiltà, ammettono la propria ignoranza, e cercano di rimediare.
Parliamo ad esempio di petrolio, o di energia. Quante se ne sono sentite, e dette, al riguardo, negli ultimi mesi. Vero? Il prezzo della benzina, gli arabi che se ne approfittano, le compagnie petrolifere ci marciano… E così via.
Quanti di voi capiscono davvero il problema? Quanti di voi si rendono conto di cosa stanno parlando?
Una sera di qualche settimana fa, mentre stavo cercando un cliente, mi imbatto in due uomini, sui quaranta, inglesi. Eravamo in Italia, e loro erano lì per lavoro. Parlavano qualche parola di italiano.
In quel frangente preferii fare due chiacchiere con loro, in inglese, piuttosto che chiedere soldi per prestazioni sessuali. Fu una ottima idea.
Parlammo per ore, mi spiegarono tantissime cose. Quei due lavoravano per una azienda di consulenza energetica, con sede in Svizzera, e giravano l’Europa per incontrare clienti, fare consulenze, analizzare situazioni specifiche, e così via. Un lavoro importante e ben pagato, a giudicare dai vestiti e dagli orologi.
Quella sera avevano voglia di chiacchierare, e io avevo voglia di ascoltare, e di rinfrescare il mio inglese.
In un paio d’ore mi si è aperto un mondo: finalmente potevo capire tante cose. L’energia è solo uno degli esempi che si potrebbero fare: tutti ne parlano, ma quasi nessuno sa davvero di cosa parla. Parlammo della crisi del petrolio degli anni settanta, della battaglia sulle energie alternative, della questione medio oriente, del film Syriana (che ho visto tre volte per riuscire a capirci qualcosa, e non per l’inglese, ma per l’intreccio della trama… Comunque ve lo consiglio), in cui tra l’altro il protagonista lavora anch’egli per una azienda di consulenza energetica svizzera; parlammo anche delle nuove promesse dell’energia, dell’oligopolio di pochi uomini ricchissimi, dell’ignoranza della gente, della manipolazione dei media. Per fortuna, aggiungo io, senza mai scadere in complottismi vari, che fanno tanto Hollywood ma poco mondo reale.
Il locale stava chiudendo, e noi ancora lì a parlare, dopo tre ore. Mi veniva quasi da pagarli, per quella serata così illuminante. Ebbene, questo è il problema della politica: tutti ne parlano, e nessuno davvero capisce di cosa stia parlando.
E’ raro avere la fortuna di incontrare persone che ti spieghino come stanno davvero le cose. La politica, lo sport, la tecnologia, tutto è schiavo di questo limite, e purtroppo tendiamo a sparlare, spesso, anche quando non abbiamo ragionato abbastanza.
Una delle cose che mi fa incazzare è la questione dello stipendio dei parlamentari: tutti vorrebbero decurtarlo. Io l’opposto: vorrei pagarli bene, per fare un BEL lavoro. Questo è il problema. Chi guida l’Italia dovrebbe essere pagato bene, ma FARE il suo lavoro BENE.
E forse io sono sciocca, per carità: ma lo stesso succede nelle grandi aziende. I grandi CEO vengono pagati fior di milioni, perchè dal loro lavoro dipende quello di migliaia di persone. Non è lo stesso per un politico?
In Italia, poi, tutti parlano sempre di destra e sinistra: secondo me questa divisione è obsoleta. Non esiste una vera sinistra, e una vera destra. E il mondo, poi, non si può dividere così nettamente in due spicchi. E chi dice che abbassare le tasse è di destra, o di sinistra? E chi dice che aiutare la parte povera del paese significa per forza attaccare la parte ricca? Chi di noi si sente in grado di votare tizio, o caio, basandosi sulle promesse, o su particolari scelte in campo economico o sociale?
Tutto questo si riassume facilmente in poche parole: in Italia non c’è competenza politica, i giovani validi non riescono a farsi strada in questo paese di vecchi, molte caste cercano solo di proteggere i propri privilegi acquisiti, e questo immobilismo malato pregiudica la fiducia della gente nella politica.
E non parlatemi di Berlusconi, o di Veltroni, o di chiunque altro: sono tutti uguali. Il sistema dovrebbe rinascere, riscrivere le regole, far tornare la gente a partecipare alla politica.
Come? Non ne ho la più pallida idea.
Che post strano, questo. Sto scrivendo, e non so nemmeno bene dove io voglia arrivare. So solo che domani ci sono le elezioni americane, di cui tutti parlano. E mi viene in mente che qui a Madrid, dove spero di potermi fermare per un po’, lo schifo della politica italiana fa ancora più schifo.
Fa ridere, vero, leggere Uno Al Giorno e trovare qualche decina di righe così inaspettate. Forse noiose, perchè no? Forse farei meglio a parlare del mio lavoro, che tanto vi stuzzica, e lasciar perdere questi ragionamenti da intellettualoide. Chissà.
Mi piacerebbe che arrivasse qualcuno a cambiare le cose. Esiste, questo qualcuno? Fatelo emergere, per favore. Votatelo. Sostenetelo. Ne abbiamo tutti un gran bisogno.
I giovani come me, i pochi amici che sento di poter chiamare amici, hanno tutti bisogno di poter credere nel futuro. Io ho smesso di crederci da un pezzo. L’Italia mi manca tanto, anche se è da pochi giorni che l’ho lasciata, e anche se so che tra poco tornerò di certo. Ma questo paese così bello a volte è proprio un paese di merda.
Qualcuno, tempo fa, commentava un mio post, suggerendomi di cercare una nuova strada, di farmi una nuova vita. Certo, piacerebbe anche a me non dover più succhiare cazzi a pagamento, e avere una vita normale, e amici normali. Poi però guardo in faccia la realtà, e mi rendo conto che il massimo a cui posso aspirare è fare la cameriera, pagata sicuramente in nero, con uno stipendio da fame. Chi me lo fa fare? Sarei pazza a scegliermi una vita così.
Scrittrice? Ma non diciamo fesserie. Vi sembro una scrittrice seria? Una che può avere successo? E come? Quale casa editrice, nella nostra Italia così cattolica e incatenata, accetterebbe di pubblicare le mie rime sboccacciate? E quanti lettori sarebbero disposti a leggermi, e a pagare per leggermi? E pensate davvero che in Italia una scrittrice possa vivere con la sua professione? Ne dubito. Tante ci provano, pochissime ci riescono. E io, tra l’altro, voglio mantenere il mio anonimato. E poi le scrittrici, quelle vere, sono professioniste, sudano ore ed ore ogni giorno per partorire qualcosa di bello, unico. Io scribacchio qualche pensiero in un blog. E non so se sarei in grado di fare di meglio.
Chissà quale sarà la strada giusta per me.
Scommetto che tanti di voi hanno il mio stesso dilemma, e magari non hanno nemmeno il lusso di potersi permettere una “professione” alternativa come la mia.
Che tristezza. Mi manchi, cara Italia, ma certe volte mi fai proprio schifo.
Un bacio a tutti gli italiani, orgogliosi di esserlo.
Un bacio anche a tutti quelli che cercano la propria strada. Buona fortuna.