Tristezza

2008-10-17

Si, sono triste… Ma mica è facile, risolvere.
Dice bene qualcuno di voi: dovrei cambiare lavoro, fare qualcosa che mi dia soddisfazione, che mi permetta una vita sociale normale, una vita sentimentale. Ma il problema è proprio questo, di noi umani: che a volte ci troviamo in situazioni scomode, che non ci piacciono, ma non riusciamo a venirne fuori, non riusciamo a trovare lo stimolo giusto.
Ci vuole la scossa, ci vuole. Come mi diceva una amica islandese, che commentava la crisi economica del suo paese, definendola non grave, ma allo stesso tempo “uno shock necessario”.
Chissà perchè, finchè non ci arriva questo cavolo di shock, non ci svegliamo mai.

E intanto la nostra tristezza scava, gli anni passano, l’inerzia si avvinghia alle nostre caviglie, ci impedisce di scappare, di cambiare, di rinnovarci.
Quante volte è capitato anche a voi? E quante volte, in questi momenti, ci guardiamo allo specchio e riusciamo a vedere soltanto la pallida copia di quella persona che conoscevamo, che amavamo.
E ci chiediamo: chi mai potrebbe amarmi? Chi mai potrebbe volermi bene? Cosa ho, di bello, di speciale, di generoso? Forse c’è… Ma ben nascosto.

Ho bevuto soltanto un bicchiere di rosso, ma mi sento quasi ubriaca dalle orecchie in su… Sento barriere disintegrarsi, il tempo dilatarsi, i ricordi venire e andare di nuovo… E il mondo intero che mi guarda.
Sono questi momenti che a volte chiamo “scosse”, ma stasera manca l’elettricità, manca la forza, l’energia. Non è una scossa. E’ un tremore, che scuote la mia spina dorsale, e mi fa raffreddare immersa nella paura.

Domani andrà meglio. Entro nel letto, coperte scaldate da una bottiglia bollente, spengo la luce, e dormo.

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